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POLITICA

 

10-10-2016

Referendum costituzionale e sondaggi. Vince il Sì, anzi No

Il peso del giudizio politico sul governo influenza le scelte sulla riforma


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All’inizio dell’anno Matteo Renzi dormiva sonni tranquilli. Le prime rilevazioni sul futuro referendum costituzionale segnalavano una distanza siderale fra i Sì e i No, a tutto vantaggio della riforma fortemente voluta dal Presidente del Consiglio. Le cose, però, sono cambiate nel corso delle settimane e dei mesi, e come un novello Macbeth, il premier vede ormai nei sostenitori del No gli spettri di Banquo e dei suoi discendenti. Dopo aver annunciato, con un po’ di spocchia e di leggerezza, il proprio ritiro dalla vita politica a fronte di una vittoria del No al referendum, Renzi ha dovuto correggere il tiro, tentando di spersonalizzare quanto più possibile la scadenza elettorale. Tanto che si è detto disposto a emendare l’Italicum, ridiscutendo l’impianto complessivo della nuova (e già vecchia) legge elettorale pur di incassare perlomeno l’appoggio della battagliera minoranza del Partito Democratico.

 

Cosa ha fatto cambiare idea al Presidente del Consiglio? Di certo, Renzi ha consultato il trend delle ultime rilevazioni. Il sito Termometro Politico ha aggregato gli ultimi 11 sondaggi realizzati da diversi istituti demoscopici negli ultimi 30 giorni. Soltanto 3 sondaggi danno il Sì in vantaggio di pochi punti. Tutti gli altri sono concordi nel dire che il No vincerà, secondo alcuni con uno scarto molto ampio. La grande rimonta del No – partito con 30-40 punti di svantaggio a gennaio – è legata all’estrema eterogeneità dei partiti che si oppongono alla riforma: dal M5s a Forza Italia, dalla Lega a Sinistra Italiana. Ciò che coagula queste forze radicalmente diverse fra loro è il desiderio di “licenziare” il governo Renzi, di dargli quella spallata decisiva che i numeri in Parlamento impedisce loro di attuare.

 

Uno dei sondaggi in questione, tuttavia, lascia emergere un aspetto interessante. Si tratta della rilevazione effettuata da Piepoli solo qualche giorno fa. Il sondaggio certifica una distanza considerevole fra No e Sì, nella misura del 54 contro il 46 per cento rispettivamente. Tuttavia, il sondaggio è andato oltre, “spacchettando” la riforma e chiedendo agli intervistati un giudizio sui singoli punti. Sulle 8 modifiche proposte, ben 6 hanno ottenuto un’approvazione piuttosto netta. La modifica con il massimo grado di apprezzamento riguarda la riduzione del numero dei senatori (76% di Sì contro il 19% di No). A seguire l’introduzione dei referendum propositivi, la cancellazione del Cnel, il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del quorum per i referendum e l’abolizione delle province. Gli unici due punti a non aver ottenuto il beneplacito degli intervistati riguardano il ritorno di una serie di competenze allo Stato e l’impossibilità di eleggere i senatori. Dopo aver illustrato le varie modifiche, il sondaggista ha chiesto di nuovo un parere complessivo sulla riforma. A questo punto, il risultato si è capovolto, seppur di poco. Il 47 per cento si è detto favorevole, il 46 per cento è rimasto contrario. Segno evidente che il giudizio sull’operato politico del governo Renzi è in una certa misura inscindibile da quello sulla riforma costituzionale. Un bel problema per il premier, che essendo al governo deve tuttavia interpretare allo stesso tempo il ruolo di chi rottama il sistema istituzionale. Il 4 dicembre gli italiani decideranno anche se Renzi sarà stato abbastanza convincente in questa doppia veste.

di Andrea Piccoli
 





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