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CRONACA

 

11-10-2016

Prodotti biologici: ci possiamo fidare o no?

Lo scandalo delle certificazioni svelato da Report è solo l’ultimo di una lunga serie ma Legambiente ci spiega di chi fidarsi


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Da diversi anni i prodotti biologici trovano sono sempre più spazio sulle nostre tavole. La domanda sul mercato è in continua espansione richiamando, inevitabilmente, truffe e imbrogli che vanno ad alimentare colossali giri d’affari. L’ultimo scandalo è stato svelato ieri sera da Report che ha ricostruito con dovizia di dettagli una truffa relativa alle certificazioni necessarie a garantire ai consumatori che il prodotto sia stato trattato con sostanze esclusivamente naturali.

 

La vicenda ricostruita da Report parte da San Paolo di Civitate, in Puglia, dove il Molino Grassi chiede all’organismo preposto ai controlli di verificare l’origine di una partita di undici tonnellate di grano duro provenienti dall’azienda agricola pugliese Liuzzi. Solo dopo 6 mesi ci si accorge che quel grano finito ormai nei mulini per essere trasformato in farina e utilizzato poi per produrre pasta, pane e altri prodotti non è biologico. La frode però è stata scoperta troppo tardi. Molti di quei prodotti sono ormai dispersi sul mercato di tutto il mondo e sicuramente anche già consumati. L’inchiesta si addentra dunque nel mondo delle certificazioni sbarcando in Romania, dove alcuni enti italiani di certificazione biologica sono stati sospesi perché attestavano come tali prodotti trattati anche con fitosanitari e pesticidi. E si scopre così che buona parte del grano biologico consumato sulle nostre tavole proviene dai Paesi dell’est e che negli ultimi cinque anni in Italia sono passati 350 mila tonnellate di prodotti indicati, falsamente, come biologici.

 

Uno scandalo che pur facendo tremare il settore del biologico non è però il primo e probabilmente non sarà neanche l'ultimo. Per dare un’idea di quanto la contraffazione abbia preso il sopravvento su questa tipologia di prodotti ricordiamo, ad esempio, che solo un anno e mezzo fa a Roma erano state sequestrate duemila confezioni di cibo, destinato al commercio su Internet, spacciato per biologico. Nel 2013, invece, il Nucleo Antifrode dei Carabinieri aveva sequestrato in tutta la Penisola due milioni di finte etichette biologiche e confezioni ritenute ingannevoli, oltre a più di 77 mila prodotti agroalimentari, mentre la Guardia di Finanza, nel corso dello stesso anno, ne aveva ritirati dal mercato quasi un milione. E poi, ancora, nel 2011 una banda di truffatori italiana piazzò sul mercato tedesco 700.000 tonnellate di prodotti alimentari spacciandoli per biologici per un valore di 220 milioni di euro.

 

Un sistema di truffe certamente incentivato dalla richiesta crescente dei prodotti biologici ma allettato anche dai finanziamenti che l'Ue puntualmente elargisce per favorire lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia. A questo proposito, infatti, va ricordato che i militari dell’Arma, nell’arco dell’anno 2013, avevano accertato frodi ai danni dell’Unione europea per oltre 12 milioni di euro.

 

E dunque, a fronte di tutto ciò, la domanda che inevitabilmente tutti noi ci poniamo è se i prodotti biologici esistano realmente o siano solo una chimera. La stessa Gabanelli, conduttrice di Report, risponde che le aziende oneste in Italia non mancano affatto. All’ombra dei prodotti della grande distribuzione esistono, infatti, tante piccole realtà virtuose dislocate in tutta Italia che producono cibi realmente freschi e biologici. Legambiente, in un dossier presentato all’Expo di Milano in cui esaminava la situazione italiana dei residui chimici nei prodotti alimentari, dopo aver delineato uno scenario piuttosto allarmante, segnalava alcune aziende agricole ritenute virtuose. Si tratta di circa 150 aziende che producono prodotti sani e genuini grazie alle “buone pratiche agricole” seguite, come, ad esempio, la rotazione colturale e la scelta di tecniche di lavorazione del terreno a basso impatto ambientale. Queste aziende producono dunque rispettando il patrimonio ambientale, sociale e culturale dei loro territori e rappresentano un modello di economia sostenibile che sta già dando i suoi frutti e parliamo, in questo caso, di frutti realmente biologici.

 

di Stefania D'Agostino
 





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