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ESTERI

 

12-10-2016

Libia, italiani rapiti: gruppo legato ad al Qaeda chiede 4 milioni per liberarli

Se la richiesta non venisse accolta verrebbero consegnati all’Isis


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Dopo quasi un mese di inquietante silenzio si torna a parlare di Bruno Cacace e Danilo Calonego, i due tecnici italiani della Con.I.Cossocietà di costruzioni di Mondovì, rapiti assieme a un cittadino canadese nei pressi di Ghat, in Libia, lo scorso 20 settembre. Secondo quanto rivelato da alcune fonti della sicurezza algerina al sito web Middle East Eye, i tre sarebbero nelle mani di un gruppo malavitoso guidato da un algerino legato ad al Qaeda nel Magreb islamico. «Il gruppo è composto di libici e algerini ed è guidato da un algerino di nome Abdellah Belakahal» ha spiegato la fonte, aggiungendo che per la loro liberazione è stato chiesto un riscatto di quattro milioni di euro e il rilascio di alcuni detenuti, tra cui il fratello di Belakahal, in carcere per traffico d’armi. Se la richiesta non venisse soddisfatta, il gruppo ha minacciato di consegnare gli ostaggi a una cellula dell’Isis. Situazione che si voleva scongiurare già all’indomani del rapimento per timore che i due ostaggi venissero poi utilizzati dai fondamentalisti islamici come arma di ricatto contro la presenza italiana in Libia.

 

È comunque ottimista sull’esito della vicenda il Middle East Eye, secondo il quale le trattative sarebbero a buon punto e gli ostaggi verranno presto rilasciati. I negoziati che vedono impegnate alcune tribù libiche come mediatrici sarebbero, infatti, a uno stadio piuttosto avanzato.

L’ipotesi che ci fosse al Qaeda dietro il sequestro dei due italiani era stata già ventilata dal colonnello Ahmed al Mismari, portavoce delle Forze armate libiche legate a Khalifa Haftar, generale di Tobruk. L’ufficiale, intervenendo sulla vicenda, aveva spiegato ai media nazionali che «il sequestro è stato compiuto da una banda criminale, tuttavia per come è stato eseguito i segni sono quelli solitamente lasciati da al Qaeda». Tuttavia la notizia era stata presa con cautela dalla Farnesina per mancanza di prove oggettive.

 

di Stefania D'Agostino
 





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