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SCIENZE E TECNOLOGIA

 

21-10-2016

Sicurezza, Amnesty non perdona: bocciate Snapchat e Skype

Amnesty International esamina il livello di sicurezza delle app di messaggistica. Promossi Apple e Facebook


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Le più grandi aziende produttrici di app di messaggistica sotto l’occhio inquisitore di Amnesty International. L’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani ha passato al vaglio il livello di sicurezza delle più famose applicazioni di messaggistica istantanea, verificando in che modo esse usino la crittografia che protegge la privacy degli utenti. Il risultato è una classifica che non perdona: fanalini di coda i colossi Snapchat e Skype rei, secondo Amnesty, di non garantire adeguati livelli di sicurezza agli utenti. In cima alla classifica si colloca Facebook con le applicazioni di Messanger e WhatsApp che ottengono il punteggio di 73 su 100. Il motivo è da ricercarsi nell’introduzione – dallo scorso aprile – della crittografia end-to-end di default, che rende particolarmente difficoltoso decifrare il contenuto di una conversazione a terzi rispetto agli interlocutori della conversazione stessa. Bene anche Apple, che totalizza 67 punti su 100 per gli stessi motivi: end-to-end per iMessage e FaceTime. 

 

La classifica è stata redatta da Amnesty sulla base di cinque criteri: la già citata presenza di crittografia end-to-end, la capacità di riconoscere minacce alla privacy e alla libertà di espressione degli utenti, livello di informazioni fornite agli utenti circa le minacce che comporta il tipo di crittografia utilizzato, la trasparenza sulle richieste dei governi di conoscere i dati degli utenti, la pubblicazione di informazioni tecniche. Sulla base di tali parametri, Amnesty ha assegnato un punteggio da 0 a 100. Classifica a parte, l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani avverte che «nessuna azienda garantisce una privacy impenetrabile». 

 

«Chi pensa che i servizi di messaggistica istantanea siano privati, si sbaglia di grosso: le nostre comunicazioni sono sotto la costante minaccia della cyber-criminalità e dello spionaggio di stato. Sono soprattutto i giovani i più inclini a condividere fotografie e informazioni personali su app come Snapchat, quelli più a rischio», continua Amnesty. Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani dell’associazione, denuncia quindi che, allo stato attuale delle cose, buona parte delle aziende «non rispetta gli standard sulla protezione della privacy».

di Serena Gazzaneo
 





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