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SALUTE

 

07-11-2016

Aneurisma, romano salvato grazie all'aorta stampata in 3d

Una tecnica sperimentale eseguita nell’ospedale Mauriziano di Torino


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Ancora un successo in campo medico: tecnologia e chirurgia insieme continuano a fare passi da gigante. Giuseppe Faro, romano 65enne, è stato salvato grazie a un trapianto di aorta realizzata con la stampante 3d, una delle ultime rivoluzioni applicata alla pianificazione di un intervento medico. Una tecnica sperimentale eseguita nell’ospedale Mauriziano di Torino dal chirurgo vascolare Michelangelo Ferri. Si è trattato di un intervento complicatissimo dove, a causa dell’aneurisma alla più grande arteria del corpo umano, il rischio di restare paralizzato su una carrozzella era molto alto. Ma Giuseppe ce l’ha fatta. L’aorta, stampata grazie a un progetto tra Italia, Scozia e Giappone, ha consentito al paziente di tornare a casa a Roma appena cinque giorni dopo l’intervento.

 

La malattia di Giuseppe, come racconta la Repubblica, consisteva in un’estesa dilatazione dell’aorta. Fino a poco tempo fa, l’unica via percorribile a livello chirurgico consisteva nella sostituzione di tutto il tratto dell’aorta dilatata e il contemporaneo reimpianto di tutte le arterie da essa originate. Così, dopo molti tentativi e molti pareri, tra l’ospedale San Camillo a Roma e il San Raffaele di Milano, l’intervento sperimentale di Torino ha consentito al paziente di curare l’aneurisma garantendo il flusso sanguigno necessario agli organi dell’addome.

 

Il dottor Ferri ha spiegato come sia stata prima riprodotta fedelmente su un modello di plastica, grazie alla stampante 3d, l’aorta del paziente, sul quale successivamente è stata provata la protesi. I vantaggi sono stati molteplici: "Con due piccole incisioni, una all’inguine e una al braccio, è stato possibile curare l’aneurisma senza ricorrere all’apertura chirurgica del torace e dell’addome un intervento molto invasivo che hanno un alto rischio di finire in dialisi, di diventare paraplegici, di avere una grave insufficienza respiratoria".

di Giulia Bordini
 





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