Le bufale sul referendum. Come sopravvivere al 4 dicembre Breve guida per uscire vivi dal diluvio di false informazioni - www.Pontilenews.it


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POLITICA

 

21-11-2016

Le bufale sul referendum. Come sopravvivere al 4 dicembre

Breve guida per uscire vivi dal diluvio di false informazioni


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La fatidica data si avvicina e sarà meglio arrivarci preparati. La discussione (che il più delle volte assume i contorni di un inutile chiacchiericcio) sul referendum costituzionale si sta alzando di tono e un diluvio di informazioni false o tendenziose si sta man mano abbattendo sulle nostre povere teste. Come spesso accade in questo nevrotico paese, l'approvazione o meno della riforma Boschi è diventata questione di vita o di morte. Scenari apocalittici vengono risolutamente prefigurati sia dai sostenitori del Sì che da quelli del No, nel caso in cui a vincere sia l'opposto schieramento ovviamente. E per raggiungere l'obiettivo non si possono fare prigionieri, bisogna giocarsi il tutto per tutto.

 

Sarà per questo che da entrambe le parti abbondano le bufale sul referendum. Mesi fa, forse presagendo l'arrivo di sondaggi poco promettenti, il ministro direttamente responsabile della riforma del Senato, Maria Elena Boschi, aveva orgogliosamente annunciato il risparmio di oltre 500 milioni di euro all'anno grazie all'entrata in vigore delle nuove norme. Per sua sfortuna, la Ragioneria generale dello Stato ha ritoccato molto al ribasso il dato, associando il ridimensionamento del Senato a un risparmio di circa 50 milioni annui e la cancellazione del Cnel a quella di ulteriori 20 milioni. Difficilmente calcolabili le riduzioni di spesa che riguardano la soppressione delle Province, ma quantificabili in un'altra manciata di milioni. E che dire del presunto aumento del Pil pari allo 0,6 per cento annuo sempre e solo grazie all'approvazione della riforma? Non si sa bene quale dato abbia portato Boschi a un'affermazione del genere, ma certo sembra poco probabile - per usare un eufemismo - che il Sì al quesito referendario generi un rimbalzo di questo tipo della sofferente economia italiana.

 

La riforma non è solo una questione di costi, però. Si tratta anche di approvare o meno un nuovo esercizio del potere, quello legislativo perlomeno. Il caso dell'art. 88 - quello che illustra i poteri di scioglimento del Parlamento - è esemplificativo del terrorismo psicologico su cui puntano in questo caso i sostenitori del No, che denunciano un allargamento smisurato dei poteri dell'esecutivo e del Presidente del Consiglio che di fatto non c'è. Marco Travaglio riassume così il problema: «Il Presidente della Repubblica, primo organo di controllo e garanzia, esce ulteriormente “dimagrito” dalla riforma. Non potrà più sciogliere il Senato, e di fatto, neppure la Camera. Questa infatti potrà essere sciolta di fatto solo quando vuole il premier, capo del partito vincente, del Parlamento e di tutto il resto, con potere di vita o di morte sulla legislatura». Davvero inquietante se fosse vero, ma è così? Questo è il vecchio art. 88, quello tuttora in vigore: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». L'art. 88 riformato recita così: «Il Presidente della Repubblica può, sentito il suo Presidente, sciogliere la Camera dei Deputati». Dove abbia letto Travaglio che, di fatto, il Presidente del Consiglio deciderà lo scioglimento della Camera non è dato sapere.

 

Ma le bufale hanno infiniti modi per diffondersi, e quando non sono i libri di temuti giornalisti a farlo ci pensano le care vecchie catene di Sant'Antonio. È il caso del famigerato art. 117, oggetto di una megabufala sulla presunta perdita di sovranità nazionale a favore della nuova Spectre, l'Unione Europea. Il testo del messaggio, circolante su Facebook e Whatsapp, inizia così, con tanto di maiuscole che danno sempre tono alle argomentazioni: «Attenzione al Referendum del 4 dicembre, la riforma ha un articolo SEGRETO». Segreto? Già il fatto che si usi questo termine per un testo che è stato approvato in doppia lettura da Camera e Senato ed è, giustamente, oggetto di infinite polemiche e discettazioni, è significativo del livello del propalatore del messaggio e del messaggio stesso. Ma volendo andare avanti, di cosa si lamentano in questo caso i complottisti social? Del fatto che il ministro Boschi avrebbe sancito con la sua riforma la totale perdita della sovranità nazionale: «Se passa il Sì al referendum, all’indomani del voto dentro la nostra Costituzione ci sarà scritto che l’Italia dovrà eseguire gli ordini di Bruxelles», annuncia inquieto il messaggio. Il nuovo art. 117 recita così: «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’Unione Europea e dagli obblighi internazionali». Ma allora è vero, ci siamo svenduti all'Unione Europea? In realtà non cambia nulla, è solo una questione semantica. Se gli strenui difensori della Costituzione si dessero la pena di leggerla, scoprirebbero infatti che l'articolo è tale e quale nell'attuale versione, con un'unica differenza. Al posto di «Unione Europea» si legge «ordinamento comunitario». Per quale motivo? Semplicemente perché i padri costituenti scrissero la Carta quando l'Unione Europea ancora non esisteva. Sapendo tuttavia che di lì a qualche anno si sarebbe avviato un processo di unificazione a livello sovranazionale, utilizzarono quell'espressione generica.

 

Di esempi di questo tipo ce ne sono tanti. Dalle minacce più o meno velate del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che parla di «stagnazione politico-istituzionale» e di «perdita di credibilità dell'Italia agli occhi del mondo» se vincesse il No, alle paranoie sulla «deriva autoritaria» e a quelle complottiste sui sempre presenti Poteri Forti che tifano per il Sì, tipiche dei sostenitori del No. Fra l'altro, di questi tempi chi tifa No dovrebbe accogliere con un sorriso il sostegno di industriali e banche d'affari al Sì. Visti gli ultimi risultati (citofonare Clinton) più che forti sembrano Poteri Morti. Ci sentiamo di rassicurare tutti, favorevoli e contrari, ricordando le sagge parole di Barack Obama nella notte elettorale che ha segnato il trionfo di Donald Trump: «In ogni caso, domani sorgerà il sole».

di Andrea Piccoli
 





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