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POLITICA

 

11-12-2016

Paolo Gentiloni chi?

Il profilo semisconosciuto del nuovo premier: da militante del Movimento studentesco anni ’70 a premier


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«Gentiloni è il quarto premier consecutivo a entrare in casa degli italiani senza essersi presentato». Sottile l’ironia del web, sferzante e a tratti allarmata quella che popola Twitter nelle ultime ore al diffondersi della notizia di Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri del governo Renzi, nominato nuovo premier dal presidente Sergio Mattarella, dopo tre giorni di consultazioni. Gentiloni, salito al Palazzo del Quirinale per l’investitura, ha accettato con riserva (dove per “riserva” si intende la possibilità di verificare che sussistano tutte le condizioni per poter assolvere all’incarico, ndr), e ha ringraziato il presidente della Repubblica: «Lo considero un alto onore e cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità». Per un Matteo Renzi che va, dopo aver rifiutato l’incarico bis, un Paolo Gentiloni arriva recando con sé le perplessità di chi, a suo dire, questo nome non lo ha mai sentito pronunciare. Chi è Paolo Gentiloni?

 

«Non è quello che ha diminuito il limite di velocità anni fa?», «è uno di Forza Italia». Queste sono alcune tra le risposte fornite dalla vox populi, interrogata da Il Fatto Quotidiano circa l’identità del nuovo premier. «È il meno peggio», ha azzardato qualcun altro, mettendosi al sicuro. «Ma non è il ministro degli Esteri?», risposta esatta, ma dietro il semisconosciuto Gentiloni c’è di più.

 

Rivoluzionario “moderato”. Classe 1954, nato a Roma, Paolo Gentiloni vanta nobili natali: tra i suoi antenati, c’è Vincenzo Ottorino Gentiloni, promotore del patto stipulato tra cattolici e moderati che nel 1913 portò i primi a partecipare alla vita politica. Un giovanissimo Paolo, negli anni ‘70, inizia a far parte del movimento di Mario Capanna, coordinatore delle lotte del Movimento Studentesco, al quale si unisce dopo la fuga da casa. Lotte violente a Milano, più moderate a Roma, location quest’ultima che fa da sfondo all’azione del “rivoluzionario” Gentiloni, sempre elegante e pacato durante le manifestazioni, mai rabbioso nella difesa di quegli ideali condivisi dal Movimento ma diversamente espressi nella Capitale e a Milano. Ben presto Gentiloni se ne distacca, cogliendo insieme a pochi un’involuzione violenta che ne avrebbe decretato la deriva. Questa prima militanza gli vale l’aggettivo di “moderato”, «pur se il termine a quei tempi aveva un senso del tutto diverso da oggi e per quanto ci si potesse definire tali nei movimenti degli anni ’70», come precisa il giornalista Carmine Fotia su L’Unità.

 

L’incontro con Rutelli. Laureato in Scienze Politiche, giornalista professionista, dopo le prime esperienze da militante nella sinistra extraparlamentare (Movimento Studentesco prima, Movimento Lavoratori per il Socialismo poi, sino all’unificazione con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo), abbraccia il pacifismo targato anni ’80, entrando a far parte della rivista Pace e Guerra di Luciana Castellina e Michelangelo Notarianni (tra i fondatori del Manifesto). Ma è con Nuova Ecologia, il magazine di cui diviene direttore, che avviene la vera svolta: abbandonati gli ideali della prima giovinezza, abbraccia la causa ambientalista, emblema di quella rivoluzione culturale a sinistra che ha imposto un ripensamento del concetto di sviluppo. Il momento è importante e determinante, per Gentiloni, poiché è in tale contesto che conosce Francesco Rutelli, scuola Marco Pannella, leader de I Verdi Arcobaleno (formazione ecologista progressista) nei primissimi anni ’90. Dopo l’elezione di Rutelli a sindaco di Roma, Gentiloni diventa uno dei funzionari di spicco dell’amministrazione romana, dapprima come portavoce del sindaco Rutelli, successivamente come assessore al Turismo e al Giubileo nella Capitale. Il sodalizio tra i due è stabile e parte da basi condivise: coetanei, rampolli della buona società romana, di sinistra. Il legame è consolidato, al punto tale da superare la delusione politica del 2001 - anno della disfatta rutelliana e dell’Ulivo contro Berlusconi nella corsa alla presidenza del Consiglio dei Ministri -  sfociando nella migrazione di Rutelli e Gentiloni prima nei Democratici di Romano Prodi, poi nelle file della Margherita.  Anni non proprio indimenticabili quelli, per Gentiloni, ma occasione di altri importanti incontri, come quello con l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi

 

Governo Renzi. Con il secondo governo di Romano Prodi, 2006 – 2008, Paolo Gentiloni ottiene il suo primo incarico come ministro delle Comunicazioni. Nello stesso periodo, è tra i fondatori del Partito Democratico (Pd), come Rutelli, che però se ne distacca nel 2009 per fondare il partito Alleanza per l’Italia. Nel periodo immediatamente successivo, Gentiloni concorre per le elezioni del sindaco di Roma, ma arriva terzo dietro Ignazio Marino e David Sassoli. La sconfitta si tramuta in successo: diventa progressivamente punto fermo dell’universo renziano a Roma, e proprio con il governo Renzi ottiene nel 2014 l’incarico di ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in qualità di sostituto di Federica Mogherini (divenuta, nel frattempo, Alto rappresentate dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza).

 

Ciò che è successo dopo sta diventando storia in fretta. La sconfitta di Renzi al referendum costituzionale e le dimissioni che ne sono seguite hanno reso Paolo Gentiloni il successore di Renzi per scelta suprema del capo dello Stato. All’ormai ex ministro degli Esteri italiano va il compito di dirimere la crisi di governo. «Di lui si potrà dire che è un po’ grigio, forse un po’ troppo low-profile. (…) Quel che non si può dire è che nelle sue scelte non ci sia coerenza, avendo dedicato tutta la sua vita politica da adulto alla costruzione di un soggetto politico riformista disincagliato dalla tradizione post-comunista» (Carmine Fotia, L’Unità).

 

di Serena Gazzaneo
 





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