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03-01-2017

Meningite: vaccino o non vaccino?

Roberto Burioni spiega le motivazioni a sostegno del vaccino e smentisce la connessione tra gli immigrati e i casi di meningite italiani


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La matematica non è un’opinione, si suol dire; né tantomeno la scienza che, per Roberto Burioni – medico e docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – non è nemmeno democratica. Il commento dello specialista, comparso sulla sua seguitissima pagina Facebook, si inserisce all’interno dell’accesa discussione riguardo alla questione della meningite. Vaccino o non vaccino? Visti i recenti casi di morte imputabili al meningococco C, la discussione tra favorevoli e contrari alla vaccinazione ha preso piede sul web e, a quanto pare, anche sulla pagina Facebook del noto medico di Milano schierato tra i favorevoli.

 

Il mondo della scienza non è il luogo dell’opinione e della democrazia, in quanto  «i dati scientifici non sono sottoposti a validazione elettorale», scrive Burioni in uno dei suoi post, aggiungendo: «Se anche il 99% del mondo votasse dicendo che due più due fa cinque, ancora continuerebbe a fare quattro». Secondo il medico, un dibattito scientifico deve avvenire tra specialisti, poiché i non “addetti ai lavori” non hanno le competenze che si acquisiscono in anni di studio ed esperienza. Il paragone che adotta per spiegare questa sua tesi è efficacissimo: «Non sentirete mai una partita di basket commentata da chi non ne conosce le regole». Eppure, riguardo la meningite ne sono state dette molte. A cominciare dalla connessione tra la malattia e gli immigrati, tristemente utilizzata da movimenti di estrema destra per diffondere false e infondate notizie. È il caso del post di Forza Nuova, pubblicato di recente su Facebook, il quale recita: «Meningite. Tutti sappiamo da dove arriva. Basta accoglienza killer». A onor di cronaca questo post ha ricevuto migliaia e migliaia di like. Burioni, dall’alto della sua esperienza e dei suoi studi, spiega come i migranti non siano stati implicati nei casi di meningite (meningococco C) che hanno avuto luogo in Italia. «In Europa i tipi predominanti di meningococco sono B e C; al contrario, in Africa i tipi più diffusi sono A, W-135 ed X», scrive il medico citando le sue fonti. Ragione per la quale l’accoglienza killer non esiste, bensì a essere killer sono la disinformazione e le bufale che circolano sul web.

 

A sostegno dell’importanza e dell’efficacia del vaccino, Burioni riporta degli interessanti esempi come quello dell’Olanda, dove «la vaccinazione a tappeto è iniziata nel 2001. I casi in soli quattro anni sono passati da 276 a 4». Il medico considera il vaccino «efficace» e in grado di creare una «efficientissima immunità di gregge»: perché, dunque, si sono verificati casi di persone che si sono ammalate nonostante la vaccinazione? Burioni fornisce una risposta anche a questa domanda, prendendo in esame i cosiddetti casi di fallimento vaccinale. Il modo più sicuro per evitare questi ultimi, afferma il medico, «è quello di vaccinare a tappeto neonati e bambini, con gli opportuni richiami». In tal caso, per portare un esempio incalzante Burioni paragona il vaccino contro il meningococco C al casco indossato dai motociclisti, divenuto obbligatorio in Italia nel 1986. Prima di questa data solo il 15 % dei motociclisti indossava il casco, in seguito alla legge la percentuale è divenuta pari al 97%: è logico, dunque, che dopo il 1986 i motociclisti morti o rimasti feriti in seguito a incidenti fossero muniti della protezione. «Eppure», scrive Burioni, «nessuno si è mai sognato di affermare che il casco sia inutile, o addirittura dannoso. Semplicemente non protegge al 100%».

 

di Giulia Morici
 





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