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POLITICA

 

03-06-2015

Istat: ad aprile +159 mila occupati. Per Renzi è merito del Jobs Act

L’occupazione cresce dello 0,7% solo nel mese di aprile. Toni di esultanza da parte di Matteo Renzi.


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Giornata positiva per il governo Renzi, che comincia bene questo giugno 2015. Sono stati diffusi oggi i dati Istat sull’occupazione in Italia, e sembrerebbe che vi sia un aumento dei lavoratori nel mese di aprile. Il tasso di occupazione in Italia è aumentato solo ad aprile di 0,4 punti percentuali arrivando a 56,1%. Il numero dei lavoratori sale quindi di +159 mila unità, pari ad aumento dello 0,7%. I dati Istat diffusi stamattina riguardano anche il primo trimestre del 2015: l’occupazione è aumentata su base annua: +133 mila unità, pari allo 0,6%.

 

I dati di aprile però sono fondamentali per il governo Renzi, che vede nei numeri dell’Istat la conferma dell’efficienza del Jobs Act, entrato pienamente in vigore lo scorso 7 marzo. Aprile 2015 è stato quindi il primo mese in cui la riforma del lavoro, attuata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ha avuto piena applicazione. Per questa ragione i toni del leader PD sui social network hanno raggiunto l’esultanza; “Dati ISTAT: abbiamo 159mila occupati in più in aprile primo mese pieno di #jobsact. Avanti tutta su riforme: ancora più decisi #lavoltabuona” scrive Renzi sul proprio profilo Twitter.

 

E’ su Facebook però che si dilunga il presidente del Consiglio, reduce da un’intensa battaglia elettorale vinta moralmente dalla Lega di Matteo Salvini. Renzi ha infatti scritto questa mattina: “I dati ISTAT ci dicono che ad aprile - primo mese pieno di Jobs Act - abbiamo 159 mila assunti in più. Sono 261 mila in più rispetto ad aprile 2014. Negli anni della crisi abbiamo perso quasi un milione di posti di lavoro e dunque 159 mila sono ancora pochi. Ma è il segno che il Jobs Act rende più facile assumere. C'è ancora molto da fare, specie su fisco, PA e giustizia civile. Ma andiamo avanti ancora più decisi, a viso aperto. In politica c'è chi urla e spera che tutto vada male. E c'è chi quotidianamente prova a cambiare le cose, centimetro dopo centimetro, senza arrendersi alle difficoltà. Avanti tutta, è #lavoltabuona”.

I dati sono in effetti conformanti, soprattutto perché sono diminuiti gli inattivi; scrive l’Istat “Il tasso di inattività diminuisce di 0,3 punti percentuali, attestandosi al 35,8%, lo stesso valore di settembre 2014, il livello più basso dal 2004. Su base annua gli inattivi diminuiscono del 2,3% (-328 mila) e il tasso di inattività di 0,7 punti”.

 

Il gioco della politica vuole inevitabilmente il governo Renzi a prendersi i meriti dei dati Istat sull’aumento dell’occupazione, ma è davvero il Jobs Act il deus ex machina del lavoro in Italia? Probabilmente la risposta è affermativa, ma è su questo dato e su quest’esultanza che ritorna l’atavico dubbio sulla riforma del lavoro di Matteo Renzi. Il Jobs Act vince sui numeri, ma probabilmente perde in qualità: con il superamento dell’articolo 18 e con l’indennizzo in luogo del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, è finita un’era per i lavoratori italiani. Una nuova mentalità aziendale è entrata a far parte della legislatura sul lavoro ed il Jobs Act ne è una prova evidente: i risultati in fatto di numeri ci sono, come Matteo Renzi ha sempre annunciato, ma il nocciolo della questione è sempre relativo al valore morale della riforma del lavoro. Il Jobs Act porterà anche dei risultati, ma non ha peggiorato di per sé il lavoro in Italia?

 





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