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POLITICA

 

14-02-2017

Luigi di Maio si difende in diretta Facebook

Contro di lui una 'campagna diffamatoria' attuata da alcuni giornali. Adesso attende le scuse


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«Sono vittima di una campagna diffamatoria». Con una breve diretta su Facebook, un Luigi di Maio cupo e grave decide di chiarire una volta per tutte la sua posizione in merito alla notizia della chat con la sindaca Virginia Raggi sul ruolo dell'ex capo di gabinetto, Raffaele Marra in Campidoglio, ribadendo una volta per tutte la correttezza del suo comportamento. Giornali alla mano, afferma che mai avrebbe detto alla sindaca di Roma che Marra è uno dei suoi e, anzi, in data 10 agosto 2016 le avrebbe addirittura chiesto di metterlo fuori dal gabinetto, riconfermando poi la veridicità di quanto già detto, domenica scorsa, nel corso della trasmissione di Lucia Annunziata.

 

Può dimostrarlo il giovane vicepresidente della Camera che, come fatto oggi, pubblica le chat contenenti le prove che smentivano le notizie diffuse e punta poi il dito contro il linciaggio mediatico a cui è sottoposto insieme al Movimento 5 stelle da parte di tre giornali che usano «un metodo di diffamazione che non si basa su nulla, che manipola l'informazione». Tutto ciò, naturalmente, a discapito di altre notizie a cui invece non viene dato il giusto peso. E, molto argutamente, per infiammare gli animi di quanti si sono accostati al movimento pentastellato attratti da quell’ideale di onestà urlato ai quattro venti, ricorda il fatto che Carlo De Benedetti ha preso centinaia di milioni da Monti dei Paschi di Siena e non li ha mai restituiti e poi che il ministro dello sport e il padre di Renzi sono coinvolti in un’inchiesta che riguarda uno dei più grandi appalti della storia della nostra Repubblica, l’affare Consip, sul cui piatto ballano circa 3 miliardi di euro. Ma chi da il giusto peso a queste notizie?

 

L’intervento di Di Maio segue a poche ore di distanza il lungo post pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog, intitolato «Giornalismo killer, la misura è colma», di cui ne ricalca sostanzialmente linee e contenuti. Anche a proposito dei giornalisti Carlo Bonini di Repubblica, Valentina Errante e Sara Menafra del Messaggero e Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera, colpevoli di aver pubblicato l’«sms parziale e non verificato, accompagnato da una ricostruzione montata ad arte». Un’interpretazione ambigua, o per lo meno allusiva, dunque, quella data dai giornalisti che, guarda caso, sarebbero gli stessi segnalati da Di Maio all'Ordine dei giornalisti per lo scandalo delle polizze su Virginia Raggi. Vendetta, tremenda vendetta? A onor del vero Grillo e Di Maio non lo dicono espressamente, ma in questo punto il cerchio sembrerebbe chiudersi perfettamente.

 

«Dicano chiaramente i direttori da che parte stanno, se dalla parte dell'informazione o dalla parte di qualche partito che vuole fermare il Movimento 5 Stelle». Di Maio ha esortato i mezzi d’informazione a fare chiarezza e soprattutto a dare un’informazioni corrette. «Noi mettiamo risorse pubbliche in giornali che ogni giorno ci attaccano, e non stanno dicendo al Paese che è in atto una manovra economica in Europa che ci alzerà le tasse per recuperare 3 miliardi e mezzo di euro. Chi li ha fatti quei buchi di bilancio? Il presidente del Consiglio che si continua a celebrare». Secondo la consuetudine del M5S, Di Maio torna a mescolare sapientemente elementi di retorica a populismo ottenendo il picco delle ovazioni durante la diretta. Il vicepresidente della Camera, stanco di questa situazione, si accontenterebbe delle scuse dei direttori dei giornali per chiudere la vicenda, consapevole di aver incassato l’ennesimo consenso da parte dei suoi sostenitori… e proprio a loro, baluardi del M5S, va un ultimo supremo messaggio «diffondete la verità e cominciate a dubitare ogni mattina di ogni titolo che leggete su un quotidiano on-line o su quotidiano cartaceo».

Dura e immediata la replica del quotidiano Repubblica che accusa Grillo di diffondere «nel Paese un clima di odio verso la stampa ed espone Carlo Bonini e gli altri colleghi a reazioni incontrollate».

 

di Stefania D'Agostino
 





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