La Grecia rifiuta proposta milionaria di Gucci: il Partenone ha forse un prezzo? Il mondo della cultura ellenico compatto dice no ai milioni offerti dalla casa di moda per una passerella di quindici minuti - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

15-02-2017

La Grecia rifiuta proposta milionaria di Gucci: il Partenone ha forse un prezzo?

Il mondo della cultura ellenico compatto dice no ai milioni offerti dalla casa di moda per una passerella di quindici minuti


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Poveri si, ma non al punto di venderci l’anima. È questo in sostanza il messaggio che la Grecia, paese attanagliato da oltre sette anni di crisi economica, ha dato al mondo intero, rispedendo al mittente un’offerta che potremmo definire ‘irrinunciabile’ avanzata da Gucci. La bellezza di 56 milioni e passa di euro (anche se la casa di moda, a onor del vero, ha smentito di aver già formulato una cifra) per organizzare a giugno una passerella di 15 minuti tra i candidi marmi del Partenone, come già fece nel 1951 la maison Dior. Non un concertone simile a quelli che facciamo noi al Colosseo, ma un evento tranquillo, riservato a poco più di trecento ospiti ben selezionati. In cambio Gucci avrebbe messo sul piatto due milioni di euro da spendere in un progetto di restauro di cinque anni dell’Acropoli, «o per qualsiasi altro progetto similare indicato dalle autorità elleniche», a cui si sarebbero aggiunti circa 55 milioni di euro per i diritti sulle immagini e i filmati che sarebbero stati diffusi in tutto il mondo.

 

Dicevamo dunque un’offerta irrinunciabile e che avrebbe fatto senz'altro comodo a un Paese piegato in due dalla crisi. Invece il fronte del rifiuto è stato compatto. «Il carattere culturale unico dei monumenti dell’Acropoli è in contrasto con un evento di questo tipo», è stata, infatti, la secca risposta della Commissione archeologica ellenica (KAS) che, con un comunicato, ha rigettato la proposta insistendo sulla necessità di preservare lo «status di patrimonio dell’umanità» dell’Acropoli, che mal si concilierebbe con il fashion business. A rafforzare ulteriormente il concetto, Dimitris Pantermalis, direttore del Museo che ospita i resti del fregio del Partenone e le Cariatidi dell’Eretteo: «Non abbiamo bisogno di pubblicità. Il simbolismo del monumento sarebbe svilito usandolo solo come "sfondo" per una sfilata di moda». Naturalmente, la decisione del rifiuto a Gucci è stata appoggiata anche dal ministro della Cultura ellenico Lydia Koniordou e condivisa da Euguenia Gatopoulou, direttore generale dell’area restauro, musei e opere tecniche del ministero della Cultura, che è arrivata addirittura a definirla volgare.

 

Poco importa se già in passato, oltre a Dior, i marmi dell’Acropoli siano stati utilizzati per le pubblicità di Coca-Cola, Lufthansa e Verizon e, ancora, come set fotografico (ma non autorizzato) di Jennifer Lopez. E non importa neanche se in tutto il mondo il trend di organizzare sfilate in location storiche stia prendendo piede velocemente. Basti pensare alla sfilata che Fendi organizzò la scorsa estate nella suggestiva cornice di Fontana di Trevi, fresca di restauro realizzato grazie ai soldi incassati per la concessione, o alla mostra di Valentino all’Ara Pacis, o alla passerella di Gucci all’interno dell’Abbazia di Westminster.

 

Abbastanza, dunque, per riaccendere con toni ancora più aspri l’annoso dibattito italiano tra quanti conferiscono al patrimonio culturale un alto valore simbolico che non può essere sminuito da operazioni commerciali e chi, invece, propende per mettere a reddito il patrimonio culturale e magari reinvestire gli introiti in interventi di tutela e valorizzazione, innescando in tal modo un circolo virtuoso. Sono in molti a condannare il rifiuto della Grecia chiedendosi se non sarebbe stato meglio accettare i soldi della Maison, assieme al ritorno d'immagine che ne avrebbe avuto il Paese, per sistemare un monumento che necessita di molti interventi e tante risorse per sopravvivere. Ma sono anche in tanti ad applaudire la decisione, affermando che nessun precedente, nessuna moda incalzante, nessuna crisi possano giustificare la necessità di accettare contro voglia la sfilata di Gucci. Quei soldi potevano far comodo? Certo che si, ma non è necessario svendere o tradire un ideale per alleviare la crisi. Le politiche dovrebbero e potrebbero essere altre.

di Stefania D'Agostino
 





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