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SALUTE

 

23-02-2017

Interruzione di gravidanza. Quanti sono i ginecologi obiettori di coscienza in Italia?

Secondo il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, l'aborto è un diritto che, nei fatti, è quotidianamente negato alle donne


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Un anno fa, al San Camillo di Roma, spuntò un bando – approvato dalla Regione Lazio – rivolto a ginecologi non obiettori di coscienza, disponibili cioè ad applicare la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, da assumere al reparto di Ostetricia e Ginecologia. Dei candidati si valutava dunque una particolare e specifica caratteristica etica. Il prossimo 1 marzo, due ginecologi non obiettori di coscienza dovrebbero prendere servizio all’ospedale romano sotto i tuoni della Chiesa e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che definisce il bando del San Camillo illecito. A difenderlo è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che, lontano dal voler risollevare scontri ideologici sul tema dell’aborto, ha dichiarato a Repubblica che «una delle possibilità previste dalla legge è quella di predisporre bandi nei quali i contratti sono finalizzati a un obiettivo: l’interruzione di gravidanza è da considerarsi tale».

 

Stando agli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute, che si riferiscono all’anno 2013, i ginecologi obiettori di coscienza in Italia sono circa il 70%, con una percentuale quasi immutata rispetto agli anni precedenti (69,3% negli anni 2010-2011 e 69,6% nel 2012). Ma gli aborti volontari sono diminuiti: si va dai 233.976 casi nel 1983, ai 102.760 nel 2013, ai 97.535 nel 2014. La Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga) è allarmata da questo 70% di ginecologi obiettori: una percentuale troppo alta, che relega l’Italia agli ultimi posti in Europa per la tutela della salute delle donne che vogliono praticare l’interruzione di gravidanza. Una percentuale apicale se confrontata con quella della Francia, dove i ginecologi obiettori di coscienza sono solo il 7%.

 

Stando alle ultime relazioni al Parlamento sull’attuazione della legge 194, nel Lazio i ginecologi obiettori di coscienza sono l’85,6%. Segue la Basilicata, con l’84,1%. Poi ancora Campania (83,9%), Sicilia (83,5%) e Molise (82,8%). Zingaretti ha commentato a Repubblica il dato del Lazio: «In questo modo il rischio è inverso a quello segnalato da chi si oppone al bando del San Camillo, e cioè che il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sia nei fatti quotidianamente negato alle donne».

di Vittoria Montesano
 





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