Trump, il muro con il Messico è rimandato ma ‘si farà’ Divisioni in seno al Congresso allungano i tempi. Ma il presidente americano non si arrende - www.Pontilenews.it


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26-04-2017

Trump, il muro con il Messico è rimandato ma ‘si farà’

Divisioni in seno al Congresso allungano i tempi. Ma il presidente americano non si arrende


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Resta una priorità, ma è necessario un passo indietro. Donald Trump ha deciso di non includere i finanziamenti per il muro con il Messico nella prima legge di bilancio, che sarà approvata venerdì 28 aprile, per non incorrere nello “stallo” derivante da divisioni interne al Congresso. Ad ammettere la sconfitta – presentata come un semplice rinvio – è la consigliera del presidente americano, Kellyanne Conway, che al canale Fox News ha dichiarato: «Troveremo i fondi necessari per costruire il muro a fine anno oppure nel 2018. Ma li troveremo perché è una priorità del presidente». Ostacolo al momento insuperabile per l’amministrazione Trump è la spaccatura dei repubblicani in seno al Congresso. Nonostante la schiacciante maggioranza dei membri del partito di centro-destra (238) rispetto agli avversari democratici (solo 193), i primi non sono riusciti a trovare un accordo interno per stanziare – nel primo badget trumpiano – 1,4 miliardi di dollari necessari per continuare lo studio, la progettazione e i primi appalti del muro messicano. A ciò si aggiunge l’avversione dei democratici che, al contrario, in modo compatto rifiutano la costruzione del muro.

 

Il presidente americano ha accusato il colpo, ma non desiste e con il tweet del buongiorno avverte: «Non date ascolto ai media che dicono che io abbia cambiato la mia posizione politica sul muro! Lo farò costruire e ciò aiuterà a fermare il traffico di droga e quello di esseri umani». Il muro di separazione tra Stati Uniti e Messico è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna presidenziale di Trump. Accolto come uno scandalo, non dovrebbe in realtà destare meraviglia perché già esiste. La costruzione della barriera, chiamata muro messicano o muro di Tijuana dagli americani e “muro della vergogna” dai messicani, è iniziata nel 1990 sotto l’amministrazione di Bush padre. L’opera si è “allungata” ancora nel 1994 con Bill Clinton ed è stata ulteriormente rafforzata nel 2006 con Bush figlio. In quest’ultima (finora) occasione, l’allora presidente firmò  la “Risoluzione 6061” (H.R. 6061, Secure Fence Act), passata in Congresso con l’approvazione di 80 membri tra cui Hillary Clinton e Barack Obama. 

di Serena Gazzaneo
 





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