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10-05-2017

Roma-Lazio: dai cori agli striscioni, come si sfottono romanisti e laziali?

Allo stadio e non solo…


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Quest’anno il derby di Roma è andato in scena ben quattro volte: il bilancio è favorevole ai biancocelesti, che hanno eliminato i cugini in Coppa Italia accedendo alla finale, e nell’ultima sfida hanno vendicato con un netto 3-1 la sconfitta dell’andata firmata Strootman e Nainggolan.

Proprio l’ultima sfida tra le squadre della Capitale non si è conclusa al fischio finale: nella notte tra il 5 e il 6 maggio, un gruppo di Ultras della Lazio ha letteralmente impiccato quattro manichini con la maglia della Roma con sopra uno striscione che recitava: «Un consiglio, senza offesa, dormite con la luce accesa». Questo sgradevole episodio ha provocato molte polemiche che nei giorni si sono placate in seguito alle giustificazioni degli Irriducibili Lazio che hanno definito il gesto «goliardico e non minaccioso».

 

Ma quali sono gli sfottò più frequenti tra romanisti e laziali? Quali sono i cori da stadio più comuni? La Società Sportiva Lazio 1900 è nata 27 anni prima dell’A. S. Roma: «l’anzianità» per i biancocelesti è da sempre motivo di vanto e orgoglio; pertanto i romanisti sono «nati dopo, nati tardi, nati male» o più semplicemente «ospiti» a Roma. I giallorossi fanno invece leva sul fatto che la squadra più «giovane» si chiami Roma, come la città: «A te che vai dicendo in giro che sei nato per primo, e pur potendo sceglie’ non ti sei chiamato Roma, è chiaro che come tifoso io ti ringrazio, ma spiegami perché hai scelto il nome Lazio», recita un coro.

 

La storia dei derby si è fatta sul campo, ma anche sugli spalti: coreografie da urlo delle due curve e striscioni talvolta goliardici, talvolta offensivi hanno scaldato gli animi dei tifosi. «Noi erede di Cesare, voi dei Cesaroni» appariva in Curva Nord. Dal lato opposto: «Meglio un anno in galera che laziale per una sera».

«Perché i laziali giocano a scopa co 30 carte? Perché mancano le coppe», attaccano i romanisti in uno striscione per aver conquistato un maggior numero di titoli in Italia (complessivamente 14: 3 scudetti, 9 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane) rispetto ai cugini, che ne vantano 11 (2 scudetti, 6 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italiane). Gli aquilotti rispondono sfoderando i due grandi trionfi europei: la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea del 1999 e al contempo rinfacciando ai lupacchiotti tonfi europei abbastanza clamorosi: i due 7-1 contro Manchester United e Bayern Monaco, dove i 7 marcatori delle due squadre diventano i nuovi 7 re o i 7 colli di Roma.

 

Un altro argomento che divide le due tifoserie è il ruolo del capitano: dopo l’addio di Nesta nel lontano 2002, la fascia della squadra biancoceleste è stata indossata da numerosi giocatori. Alcuni degni di nota, altri un po’ meno, come non mancano di ricordare i tifosi giallorossi. Sull’altra sponda Francesco Totti è l’emblema della fedeltà, dell’amore, dell’attaccamento alla maglia: 25 lunghi anni di carriera sempre con la stessa casacca.

 

E poi ci sono i derby più celebri, più importanti, quelli che hanno deciso stagioni intere, quelli che ancora oggi a ripensarci fanno gioire o fanno star male. L’autogol di Negro del 2001 scuce lo scudetto dal petto della Lazio e lo cuce su quello della Roma. Il 5-1 dell’anno successivo con poker di Montella è estasi pura per un tifoso giallorosso. Il tacco di Amantino Mancini del 2004 a due minuti dal termine fa esplodere l’Olimpico. Il gol del semi-sconosciuto Yanga-Mbiwa nel 2015 costringe la Lazio a star dietro alla Roma. Il selfie sotto la Sud di Totti è già storia da due anni a questa parte. Tutti eventi magici per i giallorossi, tragici per i biancocelesti, che si consolano con il derby firmato Nedved-Veron che vale il campionato del 2000. Il ritorno al gol di Paolo Di Canio nel 2005 con esultanza sfrenata sotto la Nord è un dolce ricordo per un laziale. Il primo e unico derby che vale un titolo è della Lazio: il 26 maggio 2013 il gol di Lulic al minuto 71’ regala un trofeo (la Coppa Italia) proprio a dispetto dei rivali (la famosa «coppa ‘nfaccia» di tanti striscioni) e rimane un evento duro da digerire per i romanisti («e quanno te passa» di altrettanti motti). 

  di Francesco Margiotta

 





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