Accanna, scallapizzette: viaggio nell’incomprensibile gergo giovanile Il modo di parlare come spaccato di un’identità generazionale - www.Pontilenews.it


Responsive image


Dialoga con PontileNews: 06.56566573 - redazione@pontilenews.it

CULTURA

 

18-05-2017

Accanna, scallapizzette: viaggio nell’incomprensibile gergo giovanile

Il modo di parlare come spaccato di un’identità generazionale


Responsive image

«Ma come parla? Le parole sono importanti»: è con questa espressione che Nanni Moretti, nel ruolo di Michele Apicella, nel film Palombella Rossa, si rivolge a una reporter, interpretata da Mariella Valentini. La colpa di quest’ultima era parlare in un modo particolare, usando prevalentemente termini presi in prestito da una lingua straniera, come kitsch e cheap. Viene da chiedersi cosa direbbe il noto regista e attore di Brunico sentendo il linguaggio giovanile. Un gergo sicuramente nato e favorito dalla diffusione di Internet e dei social network. Basti pensare anche alle semplici abbreviazioni  (cmq, giusto per citarne una) o alla k che sostituisce la ch, roba giusto per semplificare le cose. In barba all’italiano.

 

Non vi è alcun dubbio sul fatto che una lingua cambi, si evolva e che i neologismi, specie in un’epoca fortemente tecnologica, siano sempre dietro l’angolo. Il tutto ha avuto origine con il termine scialla, che ha dato anche vita a un romanzo e in seguito a un film. Ma perché nasce il gergo giovanile? «I ragazzi tendono a usare espressioni in codice. È un modo per capirsi senza troppi giri di parole. Così se due amici si dicono quella ragazza è una cozza o una scallapizzette, i loro coetanei sanno benissimo a cosa si stanno riferendo, ossia a una ragazza non bella»: è questa la spiegazione di Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia della Crusca, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos nell’aprile del 2015.

 

Il tutto assume, dunque, quasi una funzione identitaria e di autoaffermazione, se non addirittura un metodo per distinguersi dagli adulti. Il gergo ci offre una sorta di spaccato e di fotografia dell’identità giovanile, delle loro abitudini e del loro modo di essere. Perché, come dice il già citato Michele Apicella, «bisogna sempre trovare le parole giuste». E c’è chi, tra un accanna, un accollo e un bella, trova il suo modo perfetto di esprimersi.

 

                                                                                di Gianpiero Farina

 





Responsive image

ARTICOLI CORRELATI

Responsive image

Nella vecchia fattoria...c'è un giornalista
Perché il gergo dei cronisti si ispira agli animali

CULTURA | 23-11-2016

Responsive image


POLITICA

Responsive image

Governo o non Governo, questo è il problema: secondo tentativo per la Casellati

Proseguono le consultazioni. Entro venerdì la Presidente del Senato dovrà...

ESTERI

Responsive image

Cosa succede in Medio Oriente? Caos e guerre: il mondo resta a guardare.

Ci siamo chiesti a cosa è dovuto questo silenzio.

CRONACA

Responsive image

Questione Siria, la posizione dell'Italia: 'a fianco degli alleati, ma non coinvolta direttamente'

Anche il nostro paese si schiera contro l’attacco chimico in Siria



SALUTE

Responsive image

Cicciobello Morbillino è diventato un caso

In merito si è espresso anche il medico Roberto Burioni

SCIENZE E TECNOLOGIA

Responsive image

Come rispondere al fenomeno dilagante delle “fake-news”?

Numerose fondazioni, enti ed università hanno provato a proporre soluzioni


Responsive image

SPORT

Responsive image

Europa League. Follia Lazio: in sei minuti gettata via la semifinale

I biancocelesti crollano contro il modesto Salisburgo. Ora arriva il derby per provare a...

MUNICIPIO DEL MARE

Fuori dal Tribunale associazioni e sindacati fanno sentire la loro vicinanza alla giornalista di Repubblica


Responsive image