Chris Cornell, uno dei padri del grunge che in passato tradì il rock: ‘meglio la dance’ Il mondo della musica piange il frontman dei Soundgarden: il canto del cigno dell’artista di Seattle - www.Pontilenews.it


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CULTURA

 

18-05-2017

Chris Cornell, uno dei padri del grunge che in passato tradì il rock: ‘meglio la dance’

Il mondo della musica piange il frontman dei Soundgarden: il canto del cigno dell’artista di Seattle


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“Vivremo per risorgere” cantava Chris Cornell, al secolo Christopher John Boyle nella sua Live to rise, brano che ha consacrato i Soundgarden (di cui Cornell era il frontman) anche sulla scena cinematografica, venendo inserito tra le colonne sonore nel film The Avengers del 2012. E nel cuore di milioni di fan riecheggiano oggi queste tre parole, con l’auspicio che il ricordo di Cornell resti vivo nelle sue canzoni. Nella notte tra il 17 e il 18 maggio infatti, il rocker di Seattle è stato trovato morto a Detroit, nel bagno della camera d’albergo dove soggiornava, all’età di 52 anni. A comunicare la notizia della morte è stato un portavoce del musicista le cui prime parole sono state: «Si tratta di un dramma improvviso e inaspettato». Sebbene, in merito alla dinamica e alle cause del decesso, al momento non siano pervenute notizie concrete, a rendere più sconfortante la vicenda sono le voci, trapelate dal dipartimento di polizia di Detroit, secondo le quali le indagini  sembrerebbero seguire la pista del suicidio.

 

Oggi il mondo del rock è in lutto. Piange la scomparsa di uno dei padri del grunge (alternative rock, originario proprio di Seattle) nonché di una delle poche voci rock capaci di arrivare al cielo con acuti fuori dal comune. L’esordio di Chris Cornell nel panorama musicale avviene nel 1984, quando, in collaborazione con Hiro Yamamoto e Kim Thayil, rispettivamente bassista e chitarrista, fonda la band Soundgarden. Il vero successo però, che li ha consacrati a tutti gli effetti come leggende del grunge, arriva agli inizi degli anni ‘90 e coincide con l’esplosione di colossi del suddetto genere, Nirvana e Pearl Jam in testa. Partendo dalla sua Seattle, dove ha vissuto un’adolescenza travagliata (i genitori divorziarono e Chris prese il cognome della madre), inizia ad avvicinarsi all’universo musicale iniziando a suonare la batteria. Tornando ai Soundgarden: Cornell raggiunge l’apice della sua carriera fondando, insieme a membri della suddetta band e dei Pearl Jam, un gruppo a dir poco stellare (un “supergruppo”, come sono definiti i progetti a breve termine nati dall’unione di grandi artisti già celebri), i Temple of the Dog, con i quali si presentò al grande pubblico con l’omonimo album, rimasto poi il primo e l’ultimo della band.

 

Il 1997 segna una svolta nella carriera di Chris Cornell: i Sound Garden si sciolgono dopo la bellezza di 13 anni, conditi da ben 5 album. Cornell inizia a muovere i primi passi verso una carriera da solista, ma ben presto, insieme a Brad Wilk, Tom Morello e Tim Commerford (rispettivamente alla batteria, alla chitarra e al basso nei Rage Against the Machine) dà vita a un nuovo progetto musicale, culminato nel 2001 con la nascita degli Audioslave, con i quali ha inciso 3 album, prima che la band si sciogliesse nel 2007.  I quattro si sono poi ritrovati sul palco nel 2017, a distanza di 10 anni, in un concerto concepito per protesta contro l’elezione di Donald Trump a presidente degli Usa. Dal 2007 però, Cornell è rimasto sempre a pieno regime nell’attività musicale. A lui si deve infatti la svolta che, nel 2010, fece impazzire i milioni di fan a seguito del cantante: i Soundgarden tornano insieme. Mossa che ha convinto i suoi seguaci a perdonarlo definitivamente. Sì, perché nel 2009, quando Cornell si trovava in una sorta di limbo nel contesto della sua carriera, rilascia un’intervista chiosando «Il rock è morto, meglio la disco», frase che gli costò, oltre alle tante polemiche, anche qualche guaio giudiziario con la sua casa discografica. Ma Chris era amato e voleva amare, voleva amare la musica, tanto da cimentarsi in progetti a volte più grandi di lui, ma che è sempre riuscito a realizzare al massimo, scrivendo la storia del rock in ciascuna delle sue esperienze.

 

                                                               di Stefano Ferrera

 





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