Preservativo molecolare: la nuova frontiera della contraccezione maschile Lo studio arriva dall’università della California - www.Pontilenews.it


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18-05-2017

Preservativo molecolare: la nuova frontiera della contraccezione maschile

Lo studio arriva dall’università della California


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I metodi contraccettivi potrebbero essere soppiantati da questo nuovo sistema chiamato “preservativo molecolare”. La scoperta è stata possibile grazie allo studio di un team di ricercatori dell’università della California, la quale vanta un rinomato centro di ricerca a Berkley. Il 20 aprile il team ha pubblicato i risultati dello studio, condotto sui primati, sulla rivista specializzataProceedings of the National Academy of Science, indicando la scoperta di due sostanze chimiche presenti nelle piante, in grado di rendere innocui gli spermatozoi a seguito di un rapporto sessuale. Se la ricerca risultasse applicabile ed efficace anche sugli esseri umani, la scoperta del team gestito dalla professoressa Polina Lishko sconvolgerebbe completamente l’universo della contraccezione maschile.

 

La dottoressa Polina Lishko, sulla rivista Wired, ha spiegato che la scoperta riguarda due elementi che si possono trovare nella verdura e nella frutta, oltre che in comuni piante tra cui l’aloe. Le due sostanze chimiche rivoluzionarie sono la pristimerina e il lupeolo. La prima proviene da una vite chiamata Tripterygium wilfordii, conosciuta più comunemente come “vite di tuono di dio”. Tra le due sostanze, la pristimerina è più difficile da reperire, nonostante la vite in cui si trova sia molto comune. Il lupeolo invece è presente in molte piante, tra cui appunto l’aloe, le olive e i cavoli. La forza di questi elementi sta nel fatto che riescono a “diminuire” la spinta propulsiva dello spermatozoo nel momento in cui sta per fecondare l’uovo. Questo momento è quello più importante, perché occorre la maggior potenza per riuscire a penetrare. Rendendo la coda inerte, invece, la possibilità di fecondazione si azzera.

 

Secondo la professoressa Lishko, i due elementi potrebbero essere utilizzati sotto forma di anello vaginale, cerotto da applicare sulla cute o sotto forma di pillole, e sarà assumibile sia dall’uomo che dalla donna. Una volta che le sostanze saranno all’interno del proprio organismo, sarà possibile procedere al rapporto, avendo la certezza per la donna di non essere fecondata. Lo studio, per il momento, è solamente a livello teorico, ma già alla fine del 2017 si potranno avere i primi test sugli esseri umani. La ricerca è a buon punto, ha confermato Lishko, ma ora si dovrà anche studiare un metodo per rendere più facile ed economica l’estrazione del lupeolo e della pristimerina, oggi molto costosa. 

 

                                                                di Alessandro Bovo

 





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