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20-05-2017

Race for the cure, un racconto di speranza al Circo Massimo

'Le favole servono per insegnare che i draghi possono essere sconfitti'


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Ieri 19 maggio, nella cornice del Circo Massimo, è partita la 18esima edizione di Race for the Cure. Una tre giorni (19-20-21 maggio) di salute, sport e benessere, che ha come principale obiettivo la lotta contro il tumore al seno. L’evento, organizzato dalla Susan G. Komen Italia, ha preso il via con l’inaugurazione del Villaggio della salute della donna. Presenti la madrina Maria Grazia Cucinotta e il produttore cinematografico, nonché presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. Imponente il numero di volontari, tra cui tantissimi ragazzi. Come per dire: questa è una battaglia di tutti. Nell’area dedicata alle Donne in Rosa, ossia coloro che hanno affrontato il cancro, in cui è presente un muro, tantissimi i messaggi scritti anche da chi è passato solo per un attimo e per lasciare un proprio pensiero. Tra tutti spicca uno che dice: «Le favole non servono per insegnare ai bambini che i draghi non esistono. Le favole servono per insegnare ai bambini che i draghi possono essere sconfitti».

Tra gli stand presenti anche quello del servizio sanitario del Lazio, dov’è possibile prenotare visite mediche e screening oncologici. Race for the Cure però non è solo lotta al tumore al seno. Spazi e aree sono dedicate al fitness, al benessere e all’educazione alimentare. Presenti anche padiglioni dedicati alla consulenza psiconcologica, nutrizionale e di chirurgia plastica e uno sportello legale.  A concludere l’evento, domenica mattina, la partenza, prevista per le ore 10:00, della mini-maratona di 5 km.

 

Tra i tanti personaggi di spicco che hanno deciso di partecipare a Race for The Cure,  anche l’ex pallavolista Andrea Lucchetta, che ci ha rivelato il motivo della sua presenza: «Io sono Pippo. Sono abbastanza alto e snodato e, come personaggio dei cartoni animati, potrei assomigliare a lui. Sono qui a organizzare la squadra di Lucky, con la voglia di essere in questo villaggio della solidarietà.  Bisogna far capire l’importanza della prevenzione. Noi ci siamo messi al servizio della Komen. Lo sport è un modello di vita sana. Questi valori vanno declinati in un percorso di formazione all’interno delle scuole. Lo sport  fa capire come ci si può aiutare e fare squadra. Quello che conta è esserci e fare testimonianza attiva. A chi sta combattendo la battaglia del cancro mi sento di dire di non nascondersi. Bisogna accettare le difficoltà e affrontarle insieme. Bisogna avere coraggio e contare sull’aiuto delle persone che ti curano e che ti vogliono bene. Occorre sempre dare speranza, che è la cosa più bella».

 

Nella perfetta macchina dell’organizzazione targata Race for the Cure c’è però una pecca: l’erba alta. Se nella zona del Circo Massimo riservata all’evento si è provveduto al taglio e al riordino delle aiuole (con tanto di tagliaerba ben visibili), al di là delle transenne che delimitano lo spazio riservato a Race for the Cure, il Circo Massimo è abbandonato all’incuria. Tobe Hooper, regista del noto film horror Non aprite quella porta, direbbe «non superate quelle transenne».

di Gianpiero Farina

 





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