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SPORT

 

25-05-2017

L'addio di Totti, l’uomo dei gol impossibili

La carriera del capitano della Roma attraverso i suoi gol più belli e importanti


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«Papà, chi è Francesco Totti?». Potrebbe iniziare con queste parole una lettera, un romanzo o una biografia sul Capitano. Domenica 28 maggio 2017, allo Stadio Olimpico, per l’ultima volta Totti indosserà la maglia della Roma; la stessa che per 25 anni Francesco ha amato e onorato come nessuno mai. 785 presenze, record su record, magie su magie, gol su gol hanno reso Totti un personaggio amato da tutti i tifosi del calcio, in Italia e nel mondo. Il capitano della Roma è stato infatti uno di quei personaggi impossibili da odiare, a prescindere dalla fede calcistica. 250 gioie, 250 esultanze, 250 tra prodezze e gol memorabili distribuiti in 25 anni di onorata carriera.

 

Tutto è iniziato il 28 marzo 1993 quando, allo stadio Rigamonti di Brescia, Vujadin Boskov manda in campo un giovane sedicenne romano, che si è fatto valere nelle giovanili ed è pronto per il grande salto in prima squadra. Pochi, forse nessuno, avrebbero immaginato quanto quell’esordio stesse per cambiare per sempre la storia della Roma e del calcio italiano. Nella stagione successiva, alla guida dei giallorossi arriva Carlo Mazzone che nota in quel ragazzino biondo e senza barba  qualcosa di speciale, un talento fuori dal normale. La prima gioia, quella che non si scorda mai, arriva il 4 settembre 1994: all’Olimpico in un Roma-Foggia, Totti entra dalla panchina e firma il suo primo gol in serie A. Negli anni a venire il ‘Pupone’, un punto fermo della squadra, diventa il capitano nel 1998, a soli 22 anni. In quella stagione, arriva anche la prima gioia in un derby: a 9 minuti dal termine, il numero 10 da pochi passi segna il gol del 3-3, mandando in delirio i tifosi giallorossi.

 

La Roma si rinforza, diventa una grande squadra e nel 2001 arriva il sogno di una vita: vincere uno scudetto nella Capitale, scucendolo dal petto dei cugini laziali, 18 anni dopo l’ultima volta. Il giorno della storia è il 17 giugno 2001, quando in un Olimpico strapieno e vestito a festa, la Roma ospita il Parma. L’atmosfera è surreale, la Curva Sud è uno spettacolo per gli occhi, i giallorossi quel giorno sono inarrestabili. La Roma vince 3-1 con i gol di Totti, Montella e Batistuta, il tridente d’attacco più forte di tutto il campionato. La Roma è campione d’Italia, Francesco Totti vince il suo primo trofeo con la squadra della sua città.

 

Le gesta del capitano giallorosso attirano i migliori club del mondo e nel 2002 arriva l’offerta della vita, quella che non si può rifiutare: il Real Madrid offre una cifra esorbitante al club e un aumento di ingaggio incredibile per il giocatore. Come si può rifiutare la squadra più forte del mondo? Come non accettare di giocare con Ronaldo, Raul, Zidane, Beckham e compagnia? Come rinunciare a tutti quei milioni? Come si fa a non voler giocare in casa al Santiago Bernabeu, provando a vincere tutto con una squadra semplicemente perfetta? La riposta è sintetizzata in una sola parola: amore. Amore per la maglia, per la città, per i colori, per i tifosi, valori rari nel calcio di oggi.

 

Francesco continua la sua carriera con quei colori stampati addosso, come una seconda pelle, ma di trofei non ne vincerà molti: riuscirà a conquistare soltanto due Supercoppe Italiane e due Coppe Italia. Il suo modo di giocare è unico e continua a far innamorare gli appassionati con le sue magie. Una giocata in particolare lo ha reso celebre: il famoso ‘cucchiaio’, un pallonetto, un tocco morbido che è meraviglia per gli occhi,  incubo per i portieri. Il primo storico cucchiaio nella carriera di Francesco Totti avviene durante gli Europei di calcio del 2000, in Belgio e Olanda. L’Italia di Dino Zoff arriva fino alla semifinale, dove si trova di fronte i padroni di casa dell’Olanda: la partita è molto complicata, l’Italia rimane in 10 per più di un tempo e gli Orange falliscono ben due calci di rigore durante i tempi regolamentari. La sfida termina ai tiri dal dischetto e di fronte a un giovane Totti c’è un gigante di nome Edwin Van Der Sar: la personalità, il coraggio e un pizzico di ‘follia’ spingono Totti a eseguire questo tocco sotto delicato, che sorprende e spiazza il portiere olandese e manda in finale l’Italia. Celebre rimarrà la meraviglia con cui scavalcò Peruzzi in un famoso derby terminato 5-1 del 2002. Il gesto venne ripetuto in più occasioni e in più varietà. Illuminò lo stadio di Empoli da posizione defilata, sorprese un giovane Buffon contro il Parma, calciò rigori in questa maniera contro Bologna e Bari. Ma il cucchiaio eseguito alla perfezione, nella sua massima espressione venne sfoderato in una calda serata del 2005 a San Siro, contro l’Inter: il 10 giallorosso recupera palla a centrocampo e, dopo aver seminato due avversari, si porta al limite dell’area e sfodera questo pallonetto vellutato, perfetto per potenza e precisione: Julio Cesar non può nulla e tutto il Meazza si alza in piedi per applaudire una prodezza di rara bellezza. E poi una serie di capolavori, come il sinistro al volo contro l’Udinese nel 2000. Lo slalom in mezzo ai difensori della Samp e il tiro preciso successivo. Lo splendido dribbling che mette a sedere il portiere contro il Torino nel 2002. La più recente bordata che vale la vittoria contro la Juventus nel 2013. O la spaccata con tanto di selfie sotto la Sud nel derby del 2015. E ancora punizioni fantastiche: di potenza, di precisione, a giro, a effetto.

 

Ma c’è un altro gol entrato nella leggenda, definito dallo stesso Totti «il più bello di tutti» e viene siglato al Marassi di Genova il 26 novembre 2006. La Roma conduce per 3-1 su una Sampdoria non nella sua forma migliore, quando Cassetti, ex terzino giallorosso, effettua un buon lancio verso il vertice dell’area di rigore, dove trova Totti che al volo incrocia con il mancino sul palo più lontano, realizzando un gol fantascientifico. Il Ferraris non può far altro che inchinarsi e rendere omaggio al fuoriclasse giallorosso. Inoltre questo capolavoro lo aiuterà a stabilire un altro record:  essere il primo italiano a vincere la Scarpa d’Oro (premio ricevuto dal miglior cannoniere dei principali campionati europei). Nell’ultima parte della sua carriera, il simbolo della Roma ha trovato il tempo per abbattere un altro record, stavolta in Europa: è attualmente il giocatore più anziano ad aver segnato un gol in Champions League. Nella fase a gironi della massima competizione europea, nella sfida dell’Etihad Stadium contro il Manchester City, Totti ,con un meraviglioso tocco a superare il portiere, ha siglato il suo ultimo gol in Europa a 38 anni e 4 giorni.

 

Totti è e sarà sempre legato inevitabilmente alla Roma, ai colori giallorossi e alla Capitale. Ma quando un calciatore si mette a servizio del proprio paese, veste la maglia della Nazionale, diventa ‘patrimonio’ di tutti. Per consacrare una carriera intera, occorre vincere qualcosa di speciale, qualcosa che rimanga nella storia, qualcosa che faccia gioire un popolo intero. Un mondiale, ad esempio. E dopo la delusione della finale dell’Europeo del 2000 e lo scandalo che a distanza di anni ancora suscita rancori durante il Mondiale del 2002, arriva la gioia più grande: la vittoria del Mondiale in Germania nel 2006. Totti in quel periodo non è al massimo della forma, ha qualche acciacco e durante tutto il percorso che porterà gli Azzurri in finale, si alterna con Alessandro Del Piero. Succede quasi sempre, anche agli ottavi di finale. A Kaiserslautern, il 26 giugno del 2006, l’Italia, dopo aver brillantemente superato i gironi, si trova di fronte l’Australia, avversario tutto sommato alla portata degli Azzurri. Ma la partita si complica e un fallaccio di Materazzi costringe gli uomini di Lippi a giocare buona parte della gara in 10 contro 11; Del Piero ha fatto una partita di grande sacrificio e, a un quarto d’ora dai supplementari, viene sostituito da Francesco Totti. La partita sembra destinata a terminare in pareggio, quando l’arbitro decide di darci una grossa mano, concedendo un calcio di rigore dubbio, ma molto molto dubbio. Il minuto è il 95 e sul dischetto c’è il numero 10: negli istanti precedenti alla battuta c’è tutta la carriera di Francesco Totti. Uno sguardo fisso, concentrato, glaciale, impenetrabile, pieno di pensieri, ma allo stesso tempo sicuro, spietato, convinto di fare la scelta giusta. Totti prende la rincorsa, calcia col destro e la palla finisce sotto l’incrocio. Per la prima volta sfodera l’esultanza del “ditone” in bocca, mentre i suoi compagni lo sommergono di abbracci, e un popolo intero è libero di esplodere. L’Italia, anche grazie al Pupone, riuscirà a portare a casa quel mondiale che ogni italiano non potrà mai dimenticare.

Gesti unici, prodezze, gol memorabili che rendono unico e inimitabile uno dei calciatori italiani più forti di tutti i tempi. La conclusione della lettera, del romanzo o della biografia sarebbe: «Figliolo, Francesco Totti è il calcio».

 

di Francesco Margiotta

 





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