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01-06-2017

Poliomielite in Europa: il ritorno di un virus che fa ancora paura

Il termine “polio free” per l’Europa potrebbe essere a rischio


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Sono 15 anni che l’Europa è considerata “polio free”, termine utilizzato per indicare la quasi parziale scomparsa della poliomielite. Ma il primato potrebbe essere a rischio. La causa di ciò sarebbe la bassa immunità dei cittadini europei registrata negli ultimi anni, derivante principalmente da ragioni volontarie. A lanciare questo allarme è il commissario europeo per la salute Vytenis Andriukaitis, durante il suo intervento al “Workshop europeo sulla vaccinazione” che si è tenuto a Bruxelles in questi giorni. Il cardiologo di origine lituana ha sottolineato l’importanza delle vaccinazioni contro la poliomielite, affermando che «ogni anno nel mondo, le vaccinazioni evitano una cifra stimata in 2,5 milioni di morti», come è riportato da Ansa.

 

Il dottor Andriukaitis, sempre durante l’intervento al workshop di Bruxelles, spiega che ogni anno la vaccinazione stagionale salva 37.000 persone, ma su 180 milioni di cittadini europei, solamente 80 milioni decidono di vaccinarsi. «So che la vaccinazione antinfluenzale non è efficace al 100%, ma già col 60% abbiamo ottenuto risultati importanti, i quali hanno immenso impatto in termini economici» ha aggiunto il commissario europeo. Difatti, la mancanza di una vaccinazione influisce negativamente anche sull’economia di un Paese: prima di tutto, le spese sanitarie ricadono sulle casse statali, e a livello individuale, i problemi di salute comportano delle minori entrate per il cittadino. In generale, quindi, un’epidemia che si potrebbe facilmente evitare tramite una vaccinazione può comportare un danno anche molto grave all’economia di uno Stato. «Per avere alti livelli di Pil abbiamo bisogno di alti tassi di vaccinazione, in modo da mantenere in salute la nostra forza lavoro», conclude Andriukaitis.

 

Andriukaitis si è soffermato anche sulle nuove epidemie di morbillo che si stanno verificando in questo ultimo periodo. Queste non dipendono solamente dalla scarsa vaccinazione, ma anche dai pochi fondi messi a disposizione ai ricercatori dalla Comunità europea per condurre gli studi necessari. È un appello a tutti gli Stati quello che fa il cardiologo lituano, affinché si possano aumentare i fondi per la ricerca, in quanto l’investimento presente non è abbastanza per bloccare le diverse epidemie che si stanno manifestando in diverse zone del mondo, compresi alcuni Stati membri dell’Unione europea. Dal 1980, i casi di morbillo sono diminuiti del 94%, ma da quell’anno in poi i limitati fondi non hanno permesso molti progressi nella ricerca, portando questo tragico ritorno.

di Alessandro Bovo

 





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