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CRONACA

 

08-06-2017

«Non #hosposatounmusulmano, ho sposato una persona, prima di tutto»

Laura Silvia Battaglia, promotrice della campagna ‘Ho sposato un musulmano’, nata in risposta a un articolo pubblicato da Libero, ci parla delle motivazioni e del futuro dell’iniziativa


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«Figlie belle e sincere della cultura più aperta del mondo che la libertà l’hanno conquistata sui libri, che il lavoro se lo sono scelto quando erano sui banchi di scuola e insieme alle compagne incidevano i loro sogni sul diario dei compiti. Finché un giorno si sono svegliate dal sogno della vita incantata e si sono lasciate ammaliare da ciò che è mistero, lontano, diverso». Il quotidiano Libero, nell’edizione cartacea di martedì 7 giugno, a pagina 4, a seguito della strage di Londra, si rivolge alle “care donne europee” consigliando loro di non sposare uomini islamici. Secondo la firma dell’articolo, una donna, la motivazione è lapalissiana: si andrebbe incontro a un calvario alimentato dalle differenze, esacerbato da un velo che nasconde la bellezza occidentale che ha conquistato il mondo «a passi svelti». Leggere queste parole ha fatto riflettere alcuni – già inclini ad assumere un atteggiamento ostile che si tramuta in forma mentis a ogni spinta –, indignare altri e, soprattutto, ha chiamato in causa tutte coloro che nell’apostrofe di Libero proprio non si ritrovano. Le risposte sono partite con Laura Silvia Battaglia, giornalista freelance siciliana, sposata con un professionista dello Yemen, che ha lanciato la campagna #hosposatounmusulmano (#muslimhusbandrocks) diventata virale sul web nel giro di poche ore. 

 

Alla campagna islamofoba di Libero, Laura Silvia Battaglia replica a colpi di foto incorniciata da un sorriso: «Vi diamo una notizia: purtroppo per voi siamo felici». La giornalista ha trovato sostegno da parte di tante mogli, fidanzate o figlie di un sodalizio umano prima ancora che culturale. La sua bacheca di Facebook tracima di adesioni sotto forma di scatti di felicità per una condizione che non è quella raccontata da Libero: non c’è oppressione, non c’è violenza, non ci sono veli imposti. Esistono casi, tantissimi – riportati dal quotidiano a supporto dell’invettiva – in cui le donne sono rimaste vittime di una follia che è sì islamica negli episodi citati, ma che potrebbe essere allargata al più generale contesto di una pazzia che definire “di cultura” è forzato e pericoloso di questi tempi. La contro-campagna creata dalle “coppie miste” ha l’unico, chiaro obiettivo di disintegrare i pregiudizi inaspriti dall’odio e dai cliché e di combattere la generalizzazione che ingloba, offuscandola, l’altra faccia della questione. Che esiste, che si arma di hashtag per dire che “si può vivere felici anche sposando un marito musulmano”

 

«Aderisco alla campagna #hosposatounmusulmano perché chiunque sia libero di sposare chi preferisce, e nessuno si permetta di avanzare preconcetti» scrive Cristina Sebastiani. «Sì, sposare un musulmano può essere molto pericoloso per una donna italiana. Si rischia, per esempio, di avere una famiglia come questa» continua Stefania Ragusa, allegando i visi sereni del figlio e del marito. «E quando racconto che no, non alza le mani, che no, non è cambiato quando abbiamo vissuto in Tunisia per due anni (mi spostavo tranquilla da sola per il Paese, mi vestivo come volevo, andavo in giro con le amiche) a volte se ne escono con la frase "eh ma il tuo è diverso". Diverso da chi?», racconta Giada Frana. Ma la testimonianza che ha dato il via alle altre, legandole a sé come una catena, è quella di Laura Silvia Battaglia, che ci ha raccontato:

 

La vicenda ha avuto un seguito con Libero?

«Al momento no, non mi sembra ci siano reazioni ma non ci interessa una reazione del quotidiano. Vogliamo solo fare sapere che esistiamo, siamo in tante e molte felicemente coniugate da 20, 25 anni con figli».

Porterete avanti la campagna in un altro modo, indipendentemente da questo episodio?

«Continueremo per chi vuole aderire e la stiamo allargando fuori dall’Italia. Importante: non stiamo incoraggiando nessuno a sposare un musulmano, il nostro hashtag non e' #sposaunmusulmano. Non siamo un'agenzia matrimoniale. È una testimonianza che vorrebbe andare oltre i pregiudizi, le diffidenze, gli stereotipi, senza negare i problemi. L'hashtag perfetto sarebbe #hosposatounapersona e queste unioni felici dimostrano, prima di tutto, che ci siamo incontrati nella nostra umanità e che procediamo nel rispetto umano e nell'amore. Nonostante tutto. Oggi il termine "musulmano" e/o il bruttissimo "islamico" non sono più usati come riferentesi a un'appartenenza religiosa ma come se fosse un'etnia, una "razza". Questo spiega perché abbiamo deciso di usare l'hashtag #hosposatounmusulmano in reazione a questo sottotesto, nonostante il concetto resti #hosposatounapersona».  

di Serena Gazzaneo
 





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