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ESTERI

 

05-07-2017

Charlie Gard, negato il trasferimento al Bambino Gesù

A darne notizia, il ministro degli Esteri inglese Johnson: ‘Motivi legali’


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Niente da fare per Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto dalla sindrome da deperimento mitocondriale, che aveva ricevuto l’offerta di un ricovero dall’ospedale Bambino Gesù di Roma per tentare una nuova cura sperimentale. A rifiutare la proposta italiana è il ministro degli Esteri inglese Boris Johnson, il quale ha spiegato che per «motivi legali» il piccolo Charlie non potrà essere trasferito in un’altra struttura, a causa di due sentenze riguardanti due casi simili che devono essere rispettate. L’offerta, partita da Mariella Enoc, la presidente dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, è stata ribadita anche dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, il quale ha ricevuto la risposta negativa del collega britannico.
La presidente Enoc ha affermato: «Non so se sarà possibile trovare una cura, ma i nostri scienziati approfondiranno il tema», riferendosi a una cura sperimentale che i ricercatori stanno studiando e che potrebbe bloccare il percorso degenerativo di questa rara malattia.

 

Sulla questione è intervenuto anche il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, assicurando che la Santa Sede «farà il possibile per superare gli ostacoli legali che non consentono il trasferimento del piccolo Charlie Gard al Bambino Gesù». La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha ribadito la sua opinione con un post su Facebook: «Il Great Ormond Street Hospital di Londra, nel quale il neonato è ricoverato, dice che non può trasferirlo per "motivi legali". Quale "motivo legale", di grazia, stacca la spina della macchina che tiene in vita un bambino di dieci mesi contro il parere dei suoi genitori e di fronte alla disponibilità di altri ospedali a cercare cure per lui?». È intervenuta anche la ministra della Salute Beatrice Lorenzin: «La cosa che colpisce moltissimo è che c'è un grande ospedale pronto a ospitare questo bambino con generosità ma anche dando una speranza alla famiglia. E questo è qualcosa che dovrebbe far riflettere tutti».

 

Dall’America è invece arrivata l’offerta di un altro ospedale, che ha proposto una cura testata su un bimbo affetto dalla stessa malattia di Charlie, che ora ha sei anni e vive quasi serenamente la sua vita. «Se possiamo aiutare il piccolo Charlie Gard, come i nostri amici in Gb e il papa, saremmo felici di farlo» ha fatto sapere il presidente Usa Donald Trump tramite un tweet. Nel frattempo, i genitori del bimbo stanno aspettando che la premier britannica Theresa May si attivi per superare gli ostacoli legali che non permettono il trasferimento. 

di Alessandro Bovo

 





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