Ricordando Malagrotta. Ignazio Marino: 'Roma è facile da governare' L'ex sindaco ricorda il successo della chiusura della discarica di Malagrotta, e da qui riflette sulle condizioni della Capitale - www.Pontilenews.it


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POLITICA

 

16-07-2017

Ricordando Malagrotta. Ignazio Marino: 'Roma è facile da governare'

L'ex sindaco ricorda il successo della chiusura della discarica di Malagrotta, e da qui riflette sulle condizioni della Capitale


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“L’ottavo colle di Roma”, la chiamavano. Ma anche “maglia nera d’Italia”. Come una “bomba a cielo aperto” nella periferia ovest della Capitale, la temevano. La discarica di Malagrotta, il principale sito di stoccaggio di rifiuti di Roma e parte della sua provincia, uno dei più grandi d’Europa, fortemente inquinante, come accertato dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio, e più volte motivo di confronto con l’Unione europea e le sue normative, è stata chiusa nel 2013 dall’ex sindaco capitolino Ignazio Marino, che oggi torna a parlare sul suo blog di quell’importante decisione, e a riflettere su Roma, «città semplice da governare, che potrebbe divenire un esempio per molti paesi del G7».

 

Lo scorso 11 luglio Il Messaggero dedica un pezzo in prima pagina alla chiusura della discarica di Malagrotta e alle sue sorti, con le procedure di messa in sicurezza del sito che vanno a rilento: «Quattro anni fa avvenne un evento storico per Roma. Marino fece quello che nessuno prima di lui aveva fatto». «Se ne sono accorti con 1500 giorni di ritardo», commenta oggi, fra il tragico e il divertito, Marino, che prosegue: «Quella decisione la presi perché ero convinto che la nostra Capitale dovesse assumere un ruolo di guida per il nostro pianeta, e non quello di studente mandato dietro alla lavagna con le orecchie da asino».

 

Fino alla sua chiusura, la discarica di Malagrotta, come riassume l’ex sindaco nel suo libro Un marziano a Roma (Feltrinelli, 2016), garantiva all’imprenditore Manlio Cerroni (classe 1926, arrestato nel 2014), suo proprietario, un giro d’affari di circa 120 milioni di euro l’anno. La discarica di Malagrotta «dal 1974 al 2013 aveva accolto più di 60 milioni di tonnellate di rifiuti. E la pulizia della città di fatto dipendeva da una sola persona. Un’area della città totalmente concessa da tutti i sindaci, anche quelli eletti non dai partiti ma dal popolo, come Rutelli, Veltroni e Alemanno, agli interessi di un monopolista privato. (…) I profitti economici legati a una discarica di queste proporzioni erano tali che nessuna amministrazione precedente alla mia aveva mai pensato o voluto intervenire. Non si intervenne neppure quando l’Unione europea aprì una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia perché aveva indicato come data ultimativa per la chiusura della discarica il 31 dicembre 2007».

 

«Esistendo la discarica di Roma dell’avvocato Cerroni, il ruolo industriale dell’azienda del Comune, l’Ama, è stato sempre residuale. Bastava limitarsi alla raccolta e al trasporto in discarica senza preoccuparsi di azioni più intelligenti come il recupero della carta, del cartone o dei metalli e del vetro affinché fossero immessi nuovamente nel ciclo industriale», denuncia Marino nel suo libro. Il piano rifiuti della sua giunta, che non ha avuto il tempo di attuarsi e che è stato oltrepassato senza salutare dalla giunta attuale (accusata da Marino di «immobilismo»), era stato elaborato con il presidente e il direttore generale di Ama: «Con quell’atto, Roma decise di affidare all’Ama il servizio di gestione dei rifiuti urbani ed i servizi di igiene urbana fino al 2029, ma a condizioni profondamente diverse dal passato. Si prese nella nostra Capitale la decisione di realizzare la “democrazia dei rifiuti”, superando la dipendenza decennale da un monopolio privato e restituendo a Roma la ricchezza che, fino al mio arrivo, finiva quotidianamente a Malagrotta».

 

Intanto, sulle sorti della discarica chiusa da ormai quattro anni, l’assessore alla Sostenibilità ambientale del Comune di Roma Pinuccia Montanari ha dichiarato proprio a Il Messaggero che «il procedimento di bonifica è tutt’altro che al palo», tenendoci a definire bene, però, cosa sarebbe di competenza del Comune e cosa della Regione. Montanari aveva già chiarito lo scorso aprile in un post su Facebook, per eludere il vociferare di una possibile riapertura della discarica di Malagrotta, che il futuro di Roma a cinque stelle è nella raccolta differenziata, nelle isole e nelle domus ecologiche e nell’impiantistica sostenibile. Ma finché si parla di futuro, chissà cosa succederà.

 

Il successo della chiusura della discarica di Malagrotta, “riesumato” da Il Messaggero pochi giorni fa, è per l’ex sindaco di Roma solo un pretesto, o una «possibilità», come la chiama lui, per riflettere «su Roma e il bene comune»: Roma potrebbe divenire una città esemplare, se «ne fossero allontanati tutti coloro, che siedono in ogni luogo della nostra classe dirigente, che pensano che il bene comune sia un peccato mortale». 

di Vittoria Montesano
 





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