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22-07-2017

Kolarov, un ex laziale alla corte giallorossa. Ma non è la prima volta

L’arrivo del serbo alla Roma spacca le due tifoserie


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Aleksandar Kolarov, terzino serbo classe 1985, è un nuovo giocatore della Roma. Il calciatore, arrivato dagli inglesi del Manchester City, ha già raggiunto i suoi nuovi compagni di squadra a Boston, dove i giallorossi sono impegnati in un tournée. Un colpo di mercato intelligente quello messo a segno dal direttore sportivo Ramón Monchi. Kolarov è infatti un giusto mix tra esperienza, forza fisica e duttilità. Insomma, una notizia di calciomercato come tante altre? Non proprio. E questo perché il terzino ha militato, per tre stagioni, tra le fila della Lazio. Un dettaglio che, in una città come Roma, non può non scatenare discussioni.

 

È l’agosto del 2007 quando Kolarov arriva nella sponda biancoceleste del Tevere: 22enne ancora acerbo, ma di cui si parla molto bene. E le sue qualità pian piano vengono fuori, tanto che riesce a conquistarsi una maglia da titolare. Ma l’apice della sua avventura laziale arriva l’11 aprile del 2009. È il giorno del derby contro la Roma e il serbo mette a segno il gol del definitivo 4-2. Sembra poter esser l’inizio di una grande storia d’amore calcistica, ma qualcosa, nella stagione successiva, si rompe. La Lazio lotta per non retrocedere e i rapporti tra tifosi e squadra sono molto tesi. In più i rivali giallorossi duellano per lo scudetto con l’Inter. E allora ecco che, pur di non vedere trionfare la nemica calcistica di sempre, in Lazio-Inter del 2 maggio del 2010, i supporters biancocelesti tifano contro la loro squadra, invitandola a “scansarsi”. Il tutto corredato da insulti e minacce ai giocatori, fischi alle parate del portiere Fernando Muslera ed esultanze ai gol dell’Inter. Una situazione surreale, anche per i calciatori stessi. Per questa ragione, le dichiarazioni rilasciate da Kolarov in patria e riprese poi dal quotidiano “La Repubblica” , fanno parecchio rumore. "Sono ancora sconcertato per quanto accaduto. Nella mia carriera non avevo mai assistito a nulla di simile. Invece di essere dalla nostra parte, la stragrande maggioranza gli spettatori ci schernivano e ci urlavano di non giocare la partita. I fischi e i mugugni hanno accolto qualsiasi parata del nostro portiere. Venivano applaudite tutte le iniziative e le azioni degli avversari. I gol dell'Inter sono stati celebrati con un'incredibile esultanza. Non so se definire tutto ciò odio verso la Roma. Questo atteggiamento però è andato oltre la rivalità sportiva, oltre il buon senso e l'intelligenza. Non è più una passione, ma una malattia. Semplicemente non riesco a capire come qualcuno preferisca danneggiare gli altri piuttosto che assistere ad un successo della propria squadra». Dichiarazioni molto forti quelle del terzino che, non a caso, al termine della stagione, lascia la Lazio per passare al Manchester City.

 

Eppure, nonostante strascichi e polemiche, Kolarov ha conservato un buon ricordo della piazza romana. Lo hanno confermato le sue parole in un’intervista rilasciata a “Il Messaggero” il 26 giugno: «Un giorno mi piacerebbe tornare perché Roma mi è rimasta nel cuore. Forza Lazio e un saluto a tutti i tifosi». E a distanza di un mese il serbo fa davvero ritorno nella Capitale, ma dall’altra sponda del Tevere. Gran parte della tifoseria laziale storce il naso, ma allo stesso tempo deride i giallorossi, ricordando il gol nel derby. E anche i romanisti però non sono del tutto felici. A confermare ciò, oltre i numerosi commenti sui social network, una scritta ingiuriosa apparsa ieri notte al Circo Massimo, dove si festeggiava il 90esimo compleanno della Roma. L’avventura di Kolarov non sembra quindi partire sotto i migliori auspici.

 

Ma non è la prima volta che un giocatore indossa entrambe le maglie delle due squadre capitoline. Il primo è stato Fulvio Bernardini, che negli anni ’20 è stato capitano dei biancocelesti e dal 1928 al 1939 è diventato l’anima dei giallorossi. Altro caso è quello di Lionello Manfredonia, cresciuto nelle giovanili della Lazio, e poi, dopo due anni di Juventus, passato alla Roma. Percorso inverso per Roberto Muzzi, tifosissimo laziale ma cresciuto nelle giovanili della Roma. L’attaccante romano è però poi riuscito a coronare il suo sogno dal 2003 al 2005. Il caso più eclatante è però quello dello svedese Arne Selmosson. Lo scandinavo infatti è stato l’unico a segnare nel derby con entrambe le maglie e a effettuare, nel 1958, il passaggio diretto da i biancocelesti ai giallorossi. Inutili le proteste in piazza dei laziali. Più  recenti i cambi di casacca di Sinisa Mihajlovic (alla Roma dal 1992 al 1994, alla Lazio dal 1998 al 2004) e di Diego Fuser, che da capitano biancoceleste ha alzato la Coppa Italia nel 1998 e che nel 2001 ha cominciato a giocare, seppur pochissimo, coi rivali di sempre. A chiudere il cerchio Angelo Peruzzi, che è cresciuto nelle giovanili giallorosse per poi chiudere la sua carriera con la maglia biancoceleste. Una breve storia che si arricchisce di un nuovo capitolo: quello di Aleksandar Kolarov.

 

di Gianpiero Farina

 





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