Attacchi di panico: 'L'aiuto viene dalla consapevolezza' Intervista alle esperte Daniela Siciliano e Olga Manetta - www.Pontilenews.it


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30-09-2017

Attacchi di panico: 'L'aiuto viene dalla consapevolezza'

Intervista alle esperte Daniela Siciliano e Olga Manetta


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Nome: attacco di panico. Segni particolari: imprevedibile. Secondo l’Aipa (Associazione Italiana Attacchi di Panico) ne soffrono 10 milioni di Italiani. È il tributo che paghiamo alla nostra epoca, caratterizzata da una vita frenetica e stressante. Gli attacchi di panico sono sempre più diffusi e i racconti di parenti, amici o conoscenti, le rubriche specialistiche in televisione o alla radio, le confessioni dei personaggi celebri ne danno testimonianza. E poi le scritte sulla copertina delle riviste che campeggiano nelle edicole: «I 10 consigli per combattere gli attacchi di panico» o «Come affrontare gli attacchi di panico» sono una prova eloquente dell’interesse generale in merito a questo disturbo.

sintomi dell’attacco di panico sono noti: tachicardia, aumento della sudorazione, stato di confusione mentale, paura di morire o di impazzire, sensazione di soffocamento e dolore al petto. Ed è altrettanto noto il profondo disagio che vive il soggetto colpito a conclusione dell’episodio e il terrore di essere preda di un nuovo attacco. Si tratta di un disturbo spesso invalidante, che impedisce a chi ne soffre di condurre una vita normale, perché la paura che possa riverificarsi in qualsiasi momento relega in un limbo di attesa dell’evento temuto e vincola anche nelle azioni quotidiane.

 

Abbiamo affrontato l’argomento con la dottoressa Daniela Siciliano, psicologa psicodiagnosta dell’età evolutiva e adulta, direttrice del Centro Armonica, e con la dottoressa Olga Manetta, psicologa psicoterapeuta.

Quali sono le cause più comuni che generano attacchi di panico?

Dott.ssa Siciliano: «Non esiste un’unica causa che genera gli attacchi di panico. Ognuno di noi ha una propria personalità. Gli attacchi di panico sono una reazione, ossia una risposta a un’azione. Si tratta di una modalità che viene adottata inconsciamente. Quando spiego l’attacco di panico ai pazienti, lo paragono a un rubinetto rotto o che funziona a intermittenza, che a un certo punto non riesce più a contenere un getto d’acqua forte (le emozioni e le tensioni) e lo fa sfociare (l’esplosione emotiva)».

 

La dott.ssa Manetta aggiunge: «Dobbiamo distinguere l’attacco di panico dal disturbo di panico. Si differenziano per lo più rispetto alla continuità dei sintomi nel tempo e alla loro gravità. Si rileva un aumento degli attacchi di panico tra gli adolescenti. Alcuni studiosi ultimamente hanno ridefinito l’adolescenza come l’epoca delle passioni tristi: questo significa che gli adolescenti vivono sempre più le emozioni e le relazioni in un modo indiretto, perché mediato dai mezzi di comunicazione come Internet, le chat e Facebook, e ciò comporta un vivere irreale dei legami. Dunque gli attacchi di panico nell’adolescenza si stanno collegando  a una difficoltà vera e propria nel riconoscere le proprie emozioni, nel canalizzarle, nell’elaborarle e gestirle».

 

Come mai gli attacchi di panico si manifestano nelle situazioni impensabili, magari in un contesto tranquillo?

Dott.ssa Siciliano: «L’ansia bloccata da qualche parte deve uscire, come il getto d’acqua. E questa pulsione così forte sfocia anche nei momenti meno congrui: dunque l’attacco di panico arriva al ristorante o durante una passeggiata con un’amica. Basta poco, una sensazione, un odore, qualcosa che inconsciamente  riporta il soggetto a una determinata situazione. Allora si innescano delle reazioni emotive incontrollate» .

La dott.ssa Manetta aggiunge: «La caratteristica fondamentale degli attacchi di panico è che sono inaspettati. È bene provare ansia rispetto a un esame che si svolgerà l’indomani, non va bene se quest’ansia è così tanto forte che ci blocca».

 

È un luogo comune, oppure ci sono riscontri scientifici sul fatto che le donne siano maggiormente soggette ad attacchi di panico?

Dott.ssa Siciliano: «Le statistiche riportano i dati dei soggetti diagnosticati. Io, invece, vorrei porre un’altra domanda: quanto gli uomini chiedono aiuto quando ne hanno bisogno? Certamente anche gli uomini ne soffrono, ma per carattere ammettono meno di avere un problema».

 

Ci sono delle soluzioni di emergenza in caso di attacco di panico?

Dott.ssa Siciliano: «Io sui consigli di emergenza sono un po’ diffidente: l’attacco di panico è un disturbo importante. Quando il soggetto è in preda a un attacco di panico, è emotivamente scompensato e non è facile rassicurarlo. Dopo i primi mesi di trattamento psicoterapeutico, spesso la paura dell’attacco di panico lascia il posto alla paura della paura. Dunque non c’è un metodo di emergenza ma esiste la cura come per tutti i disturbi: bisogna fare un percorso con serenità e con la voglia di stare meglio. E con una giusta guida si arriva poi alla comprensione di ciò che si è innescato dentro».

La dott.ssa Manetta aggiunge: «Forse l’unico aspetto che può aiutare è quello della consapevolezza: l’attacco di panico segue la curva di Gauss, dunque parte, aumenta, raggiunge il picco massimo e poi ridiscende. Devo solamente attendere che passi ed essere consapevole che non sto per avere un infarto o per impazzire. E anche del fatto che il corpo e la mente mi stanno comunicando qualcosa e io non posso lasciare inascoltati questi segnali. Devo quindi andare a scavare e ad analizzare attraverso un percorso specifico».

di Carla Maria Casula

 





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