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11-10-2017

Patatine in busta: rilevata sostanza altamente nociva. 3 marche non rispettano i limiti

Secondo studi pubblicati da ABR, tre aziende eccedono nell’uso di acrilammide


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Le patatine in busta sono amate da tutti e che siano ricche di grassi e ad alto contenuto di sodio sembra non interessare poi più di tanto.  Chiunque almeno una volta nella vita, nel tentativo di migliorare le proprie abitudini alimentari, ha affrontato a malincuore la triste verità: vanno eliminate dalla dieta o almeno ne andrebbe ridotto il consumo. Il motivo non è esclusivamente ristretto ai valori nutritivi o alla forma fisica. Infatti, secondo numerosi studi,  le patatine in busta possono contenere anche sostanze nocive, come l’acrilammide.

 

L’acrilammide, secondo alcuni studi pubblicati tra dicembre 2016 e luglio 2017 da ABR, che si occupa di igiene e sicurezza degli alimenti e nel comparto idrico per imprese ed enti pubblico, è una sostanza che si sviluppa quando l’alimento è sottoposto ad alte temperature, per esempio durante la cottura in forno o alla griglia e, in particolare, quando viene fritto, come nel caso delle patatine. La tossicità di questa sostanza può generare danni al sistema nervoso (in particolare la polineuropatia, una malattia che colpisce le capacità motorie e uditive dell’individuo) e  danneggiare l’apparato riproduttivo e il feto.  Altera il Dna, si deposita nei tessuti, e può avere carattere cancerogeno. Infatti l’IARC (International Agency for Research on Cancer) già nel 1994 ha classificato l’acrilammide come appartenente al gruppo A2, cioè come “probabilmente cancerogeno”.  A questo proposito, nel 2016,  la Commissione Europea ha risposto a un’interrogazione parlamentare sugli effetti di questa sostanza, affermando che intende adottare «opportune misure regolamentari» per ridurne la presenza negli alimenti. A questo proposito sono state definite le Linee Guida dell’EFSA che indicano dei parametri ben chiari da rispettare per i quali sarebbe consigliato non superare i 1000 mcg/Kg di acrilammide. Questi parametri dovrebbero essere rispettati dalle aziende alimentari, anche da quelle produttrici di patatine in busta.

 

Secondo lo studio ABR,  3 marchi di patatine su 6 (cioè il 50% dei soggetti esaminati, scelti a sorteggio) contengono un livello troppo alto di acrillamide rispetto ai valori indicati dalle Linee Guida europee dell’EFSA. Le marche di patatine che non rispettano i parametri sono Amica Chips Eldorada, Crocchias classiche Terrantica e Carrefour classiche.


di Francesca Splendori

 





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