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CRONACA

 

18-10-2017

#Quellavoltache: un hashtag per raccontare le violenze subite

Su Twitter le esperienze di donne vittime di abusi


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Il 15 ottobre alle 18:35 Asia Argento ha lanciato un hashtag destinato a diventare un fenomeno virale del web. L’attrice ha scelto di raccontare su Twitter di #quellavoltache il solo fatto di essere donna le è costato caro. A 16 anni sarebbe stata molestata sessualmente da un regista/attore italiano, mentre discutevano nella roulotte di lui di un personaggio che lei avrebbe dovuto interpretare. Al tweet in questione, è seguito l’invito dell’attrice rivolto a tutte le donne vittime di abusi a rompere il silenzio e denunciare la violenza subita proprio sotto questo hashtag. Così come ha scelto di fare lei stessa.

 

In occasione del recente scoppio del caso Weinstein, produttore cinematografico statunitense accusato di molestie da decine di attrici – tra cui Gwinette Paltrow, Angelina Jolie e la stessa Asia Argento – continuano ad aumentare le donne che riescono a trovare il coraggio di condividere la propria mortificante esperienza di violenza sessuale. È stato però proprio l’hashtag #quellavoltache ad aver coinvolto a pieno le italiane nel fenomeno di denuncia. I tweet sono numerosi, crudi, inesorabili. A stupire non è solo l’estensione del fenomeno di condivisione, ma anche alcuni biechi aspetti che accomunano le tante esperienze condivise.

 

«#quellavoltache ho visto alla stazione uno stronzo che trascinava la sua “fidanzata” per i capelli giù dalle scale. Gli amici di lei muti».

«#quellavoltachefu mia madre a darmi della puttana, a non credere, a dire zitta perché se no la gente pensa male. Avevo 16 anni. Io sto con Asia. Grazie a tutte e tutti».

«#quellavoltachele battute sessiste al lavoro "sono rivolte a tutte, tranne alle presenti"».

«grazie a #quellavoltache da chi ancora quel coraggio non l'ha trovato, ma oggi si sente infinitamente meno sola».

 

140 caratteri per rivelare non solo l’orrore del subire una violenza, ma anche il dramma della solitudine nell’affrontarla. Demonizzazione delle vittime e indulgenza per i carnefici sono gli ingredienti di partenza per giungere allo sconfortante resoconto della condizione della donna in Italia. Questi racconti di coraggio femminile tradiscono le radici profonde della mentalità misogina che purtroppo affetta tutt’ora molti italiani. Sembra vogliano farci credere che infondo è normale arrabbiarsi un po’ quando ci sono sentimenti di mezzo. L’uomo mediterraneo è passionale, impetuoso. Non ha tempo di fare i conti con i deliri di indipendenza di queste donne sempre più emancipate e consapevoli di sé. Meglio rimetterle al loro posto. Quale posto? Quello di compagne fedeli, sollecite, ubbidienti.

 

Basta vacillare un momento – cedere al senso di colpa per voler porre fine ad una relazione; biasimarsi per aver scelto un outfit particolarmente succinto – e questa forma mentis distorta finirà per perseguitare le stesse donne per tutta la vita. Ben vengano dunque tutte le manifestazioni corali di indignazione e rabbia. Reagire è un obbligo prima ancora che un diritto perché il male con cui abbiamo a che fare va ben oltre i singoli episodi di violenza. Piuttosto risiede a monte, nella concezione stessa che parte comunità sembra avere della donna e del suo ruolo sociale. Finché quella delle donne sarà considerata come una minoranza culturale dell’umanità, la battaglia non sarà finita.

 di Livia Larussa

 





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