Diritto alla sessualità, Marco Pedde: 'Il diritto alla sessualità per i disabili è segno di civiltà' Torna a far discutere in Italia l'argomento tabù del diritto alla sessualità per i disabili - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

18-10-2017

Diritto alla sessualità, Marco Pedde: 'Il diritto alla sessualità per i disabili è segno di civiltà'

Torna a far discutere in Italia l'argomento tabù del diritto alla sessualità per i disabili


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Marco Pedde, 49enne di Nuoro, è affetto da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Da quando ha ricevuto la terribile diagnosi, nel 2010, ha continuato la sua vita al meglio delle sue possibilità, senza precludersi alcuna realtà di vita, continuando a viaggiare, fino a che la malattia glielo ha permesso, e seguendo la squadra di basket sarda Dinamo Sassari. Ed è per questo che con le sue dichiarazioni rilasciate all'Ansa torna a far discutere di un argomento controverso come quello del diritto alla sessualità per i disabili

 

"In Italia nonostante la convenzione dell'Onu per i diritti dei disabili alla sessualità, di cui il nostro Paese è firmatario, la legge non è stata ancora applicata.  Il bisogno sessuale deve essere messo alla stregua di qualsiasi altro bisogno per un disabile. Poter accedere al 'piacere' fa bene alla mente, ma è indispensabile la figura dell'assistente sessuale" dichiara Marco Pedde all'Ansa. E continua: "La sessualità non deve essere circoscritta alle mere attività sessuali, ma include l'erotismo, la sensualità e la dimensione affettiva che comporta l'esperienza del contatto fisico. In Italia ci sono persone formate per questo, ma le Asl non assumono le professioniste. Altri malati come me stanno facendo la battaglia e lo facciamo anche per tutte quelle persone che per motivi diversi non sollevano la voce ma sentono l'esigenza di vedersi riconosciuto questo diritto".

 

L'argomento in questione è tra i più delicati essendo la sessualità ancora un tabù nella nostra società. In particolare poi, la questione lo è ancora di più se si ha come protagonisti persone con disabilità. Infatti, se è vero che è dagli anni '70 che il quadro normativo italiano ha iniziato a svilupparsi verso l'integrazione dei disabili nella società (si pensi, ad esempio, all'abolizione delle classi differenziali nelle scuole con la legge 517/1977), è altrettanto vero che non c'è una legislazione precisa volta a garantire il diritto alla sessualità. Nel 1974 l'Organizzazione Mondiale della Salute sancisce che “la salute sessuale è l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali nell’essere sessuato al fine di pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore”. La convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006, a cui fa riferimento Marco Pedde nelle sue dichiarazioni, ratificata dall'Italia nel 2009, sancisce diversi diritti – tra cui, alla lettera n del preambolo, “l’importanza per le persone con disabilità della loro autonomia ed indipendenza individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte” –  da cui è possibile trarre il diritto rivendicato.

 

Tuttavia, rimangono ancora dubbie le modalità attraverso cui garantire l'esercizio del diritto alla sessualità. Se si prende come riferimento il quadro europeo, è opportuno segnalare, ad esempio, la soluzione intrapresa in Germania dall'associazione SENIS: degli assistenti professionalmente formati e volontari, offrono un servizio che consiste in prestazioni sessuali e affettive per disabili di ambo i sessi. Nel 2014, in Italia era stata presentata al Senato una proposta di legge, la n. 1442, volta all'istituzione della figura dell'assistente o accompagnatore sessuale. La proposta in questione prevedeva un solo articolo, composto di 5 commi, e affidava al ministro della Salute, con proprio decreto, la definizione delle linee guida per garantire ai disabili l'assistenza in questione, in armonia con le competenze regionali. 

 

Nonostante non ci siano ancora progressi normativi, l'argomento del diritto alla sessualità è sempre molto dibattuto. Già nel 2014, sul sito www.disabili.com era stato pubblicato un sondaggio secondo cui il 77% dei disabili intervistati si dichiarava favorevole all'assistenza sessuale. Una questione, questa, sempre più complicata, la cui soluzione sembra lontana.

 

di Eleonora Savona

 





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