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21-11-2017

Mondiali 2018. Come sarebbe andata con la nostra formazione?

Italia-Svezia: tridente ElSha-Immobile-Insigne


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La mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali di Russia 2018 è difficile da digerire. Dopo la disfatta, sul banco degli imputati sono finiti il presidente della Figc Carlo Tavecchio, che ha presentato le sue dimissioni, e il commissario tecnico Gian Piero Ventura, esonerato per non essere riuscito a dare un'identità di gioco alla sua Nazionale. Le scelte di Ventura hanno lasciato perplessi gli italiani, la sua tattica non è stata efficace: molti palloni giocati sulle fasce, tanti cross, molti dei quali imprecisi e prevedibili, non sono stati la chiave giusta per far male a una squadra fisica come la Svezia. Ma come sarebbero andate le cose se Ventura avesse cambiato modulo e formazione? Poteva l'Italia essere più pericolosa con uomini diversi? Quanto ha inciso l'assenza di giocatori in grande spolvero?

 

Proviamo a immaginare un 4-3-3 "sarriano": squadra corta, calciatori tecnici, palla a terra, inserimenti dei centrocampisti e un tridente da favola, proprio come quello del Napoli di Maurizio Sarri. In porta pochi dubbi: Gigi Buffon, che lunedì scorsoha giocato per l'ultima volta una gara con la Nazionale italiana. Sulla carta d'identità si legge 1978: 39 primavere che Gigi sembra non accusare, essendo ancora oggi uno dei più forti portieri al mondo. Difesa a quattro, non più a tre. Nel ruolo di terzino destro, merita una chance Danilo D'Ambrosio. Il difensore interista ha infatti iniziato la sua avventura nerazzurra con molte incertezze, ma da un anno a questa parte D'Ambrosio è sinonimo di garanzia: sicuro, ordinato difensivamente e bravo in propensione offensiva. La coppia centrale è formata da Giorgio Chiellini e Alessio Romagnoli: l'esperto difensore della Juventus non si è mai tirato indietro nei momenti di difficoltà, ha esperienza nazionale e internazionale ed è da anni ai vertici del calcio europeo. Romagnoli, dal canto suo, è una delle poche note positive del pessimo avvio di stagione del Milan. Sta crescendo molto, ha soltanto 22 anni, ampi margini di miglioramento e sta iniziando a prendere confidenza anche con il gol, come testimoniano le due reti consecutive segnate in campionato. A sinistra, nel ruolo di terzino, agisce Matteo Darmian: l'ex difensore di Palermo e Torino è stato uno dei migliori nella sfida d'andata con la Svezia, sfortunato in occasione del palo che avrebbe potuto cambiare le sorti di una partita, di una qualificazione, di un'intera federazione.

 

Nel centrocampo a tre e con Verratti out per squalifica, il vertice basso è occupato da Daniele De Rossi: l'anima candida del centrocampo della Roma e della Nazionale da quasi 15 anni. Impensabile fare a meno di lui. Smista, spezza il gioco, lo apre, lo dirige, con la fame e la cattiveria agonistica che hanno contraddistinto DDR, rendendolo un giocatore unico nel suo genere. Nella sfida di ritorno di San Siro, è stato chiamato per dare un contributo alla squadra per l'ultima volta, ma a suo parere il suo inserimento sarebbe stato del tutto inutile, irragionevole, incomprensibile, visto che l'Italia aveva bisogno di un gol. E con la faccia di un tifoso deluso e arrabbiato, ha esclamato: "Dovemo vince! Non dovemo pareggià!". In quel momento ha messo da parte il suo agonismo e ci ha mostrato il vero Daniele: un uomo, prima che un calciatore. Accanto a lui, nel ruolo di mezz'ala destra troviamo il suo compagno di squadra nella Roma Alessandro Florenzi, un altro vero e proprio guerriero. Muscoli, polmoni e sudore: ecco l'identikit di "bello de nonna". Ventura lo ha impiegato nel ruolo di mezz'ala sinistra, posizione inedita fino a questo momento, ma Florenzi si è adattato e ha fatto una gran bella figura, come sempre del resto. Da un romanista a un romanista, passando per un laziale: a Marco Parolo spetta di diritto una maglia da titolare. Bravo negli inserimenti e dotato di un buon calcio da fuori, il motorino di Gallarate è un tassello fondamentale per la Lazio di Simone Inzaghi e anche in Nazionale si sta affermando con personalità.

 

Avanti schieriamo un tridente rapido, scattante, tecnico per mandare in difficoltà la rocciosa difesa svedese. Stephan El Shaarawy occupa la corsia offensiva di destra: il "faraone" è uno dei giocatori più in forma del campionato. I suoi assist, le sue giocate e i suoi gol stanno contribuendo all'esaltante avvio di stagione della Roma. Al centro dell'attacco, così come aveva scelto Ventura, Ciro Immobile. 15 gol in 13 partite di campionato, meglio di Ronaldo e Messi: nessuno in Europa ha segnato come Immobile. Nella doppia sfida con la Svezia non ha avuto vita facile: merito della retroguardia svedese o penalizzato dal gioco di Ventura? A completare il trio d'attacco, merita un posto il vero rimpianto, il giocatore che avrebbe potuto dare fantasia ed estro all'attacco azzurro: Lorenzo Insigne. Un vero numero 10, mobile, veloce, imprevedibile e con quel destro a giro che ormai è incubo per tutti i portieri avversari. Ventura lo ha utilizzato in un ruolo inedito nella sfida d'andata di Stoccolma per una manciata di minuti, per poi lasciarlo seduto in panchina per tutta la gara di San Siro, facendo infuriare milioni di italiani. E il commissario tecnico aveva anche un motivo in più per schierarlo: il filo che lega Lorenzo "Il Magnifico" e Ciro "Il grande". L'intesa che i due hanno sviluppato ai tempi del Pescara di Zeman, un duo giovane, forte, prolifico, un duo tutto "made in Napoli". Sulla base di ciò, con questo modulo, con questi interpreti, con un tipo di gioco con la palla a terra, evitando le palle alte, l'Italia avrebbe davvero perso con la Svezia?

 

di Francesco Margiotta

 

 





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