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CULTURA

 

23-11-2017

Terremoto dell’Irpinia: quando l’arte fa tornare a vivere

Sono passati 37 anni da quel tragico 23 novembre


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37 anni fa la Campania centrale e la Basilicata centro settentrionale furono scosse da uno dei terremoti più disastrosi della storia italiana, conosciuto come il terremoto dell’Irpinia. Quel 23 novembre 1980, bastarono novanta secondi per cambiare per sempre i cuori, le case e le vite di 2914 vittime, 8848 feriti e più di 280.000 sfollati. Alberto Moravia, nel commentare il terremoto dell’Irpinia per L’Espresso l’anno dopo la catastrofe, ha scritto: «Ho visto il sud morire, la verità brutale, quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni o meglio, lo erano». Di fronte alla distruzione totale però, i cittadini delle aree colpite non si sono mai arresi: ricostruire la propria realtà e omaggiare le vittime è sempre stato più importante dello sconforto e dell’abbandono. Con questi obiettivi, i sopravvissuti hanno chiamato in causa la migliore alleata della memoria: l’arte.

 

“Unonoveottozero” non è soltanto l’anno della tragedia, ma anche il titolo di un brano dei Molotov d’Irpinia del 2005, che affidano alla musica il compito di raccontare ciò che accadde, in particolare l’amarezza suscitata dal ritardo dei soccorsi. «Sono cinque giorni che sono sepolto qua, non c’è una protezione civile, con le unghie si scava» e ancora «la catastrofe è stata la ricostruzione, la speculazione e le politiche corrotte», suona la canzone.

“Le opere del terremoto” sono musica, poesia, opere d’arte e drammi teatrali. Una di queste è “Terrae motus”, una rassegna d’arte contemporanea inaugurata da Lucio Amelio nel 1984 nella Reggia di Caserta, interamente dedicata al terremoto dell’Irpinia. Tra le 70 opere esposte, la più significativa è quella di Andy Warhol. L’opera riproduce la prima pagina del giornale napoletano “Il Mattino” su cui spicca a caratteri cubitali il titolo “Fate presto”. Oggi la mostra è stabilmente esposta nella Grande Galleria della reggia.

Intensa è la raccolta poetica “La luna dei terremotati” di Angelo Curcio (2010). Il poeta interroga la luna sul destino dei cittadini e sul perché di tanta sofferenza.

“90 secondi dopo” è uno spettacolo teatrale del 2005 scritto e interpretato da Lucilla Falcone che racconta agli spettatori, proprio come la nonna ha fatto con lei fin da quando era piccola, la vita dell’Irpinia e di tutti i luoghi colpiti in quei 90 secondi di terremoto: «Era una domenica come le altre, o così sembrava. Sentimmo uno strano boato e scendemmo in strada dove tutti piangevano e urlavano. Sono stati i 90 secondi più brutti della mia vita».

 

Oggi le zone colpite dal terremoto si stanno ancora rialzando. Sulle macerie si innalzano monumenti e lentamente i paesi si ripopolano. L’arte ha risposto all’appello delle vittime e non avrebbe potuto fare altrimenti, perché come diceva Bertolt Brecht, «tutte le arti contribuiscono all'arte più grande di tutte: quella di vivere».

di Francesca Splendori

 





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