‘Cultura genetica’: il Dna del sapere esiste e non è ereditario La ricerca di Augustine Kong dimostra l’esistenza di geni “silenziosi”, non trasmessi dai genitori, ma che si attivano in relazione all’ambiente sociale - www.Pontilenews.it


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27-01-2018

‘Cultura genetica’: il Dna del sapere esiste e non è ereditario

La ricerca di Augustine Kong dimostra l’esistenza di geni “silenziosi”, non trasmessi dai genitori, ma che si attivano in relazione all’ambiente sociale


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Dopo secoli di dibattito tra natura e cultura, tra ambiente e genetica, arriva a far luce sulla questione lo studio coordinato da Augustine Kong, che lavora nelle università di Oxford e dell'Islanda e nell'azienda deCode Genetics, pubblicato sulla rivista Science. La ricerca è stata condotta sull’analisi del Dna di oltre 21.000 islandesi, arrivando alla conclusione che anche la cultura ha un suo Dna. Si tratterebbe di un corredo genetico particolare, in quanto fa parte di quel corredo che non viene trasmesso dai genitori, ma sarebbe “attivato” dai alcuni geni definiti “silenziosi”. Questi geni, secondo lo studio pubblicato, influenzerebbero diversi aspetti della vita di una persona, dal rendimento scolastico alle condizioni di salute, fino all'età in cui si ha il primo figlio e al numero di sigarette fumate.

 

Lo studio si è fondato sul campione di Dna di precisamente 21.637 persone, nate tra il 1940 e il 1983, nel quale è stato analizzato il legame tra il livello di istruzione e i geni non trasmessi dai genitori. Da questa analisi è emersa l’esistenza di un patrimonio genetico che influenza gli individui nella loro vita, senza la sussistenza di un trasferimento diretto dei geni. «Dimostriamo — ha dichiarato Kong — che geni e cultura spesso lavorano mano nella mano e che la cultura ha una base genetica». In particolare, è dimostrato che parte di questi geni non ereditati influenzino aspetti diversi nei padri e nelle madri: nei primi incide sulla vita scolastica, mentre nelle seconde sulla salute e sulle abitudini alimentari. Kong commenta questi risultati affermando che, essendo l’uomo dipendente dai propri genitori – quasi completamente nella prima parte della sua vita – «non dovrebbe essere una sorpresa che i geni si siano evoluti per esercitare un'influenza attraverso la cultura».

 

I nuovi dati indicherebbero, dunque, l’esistenza di una vera e propria "cultura genetica". Valter Tucci, esperto di genetica del comportamento del LIT, Istituto Italiano di Tecnologia, ha così commentato il risultato della ricerca di Kong: «Siamo soliti attribuire le caratteristiche di un individuo al suo corredo genetico, ereditato dai genitori invece, è un esempio di come anche l'ambiente, per esempio quello familiare, possa influenzare alcuni tratti di un individuo». Sembrerebbero numerose le implicazioni di questi risultati sulle ricerche a tema salute, educazione e istruzione, dal momento che è stato dimostrato lo stretto intreccio tra meccanismi genetici e ambientali. Alcuni problemi sociali, come ad esempio un basso rendimento scolastico o specifiche malattie, potrebbero essere studiate da una prospettiva differente. Per Tucci, ad esempio, come riportato dall’Ansa, questi dati potrebbero essere impiegati per prevedere i livelli di successo di un individuo, oppure, come ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'università Tor Vergata di Roma, «si potrebbero studiare in modo nuovo disturbi come antisocialità e schizofrenia».

 

di Eleonora Savona

 





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