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CRONACA

 

20-02-2018

Educazione finanziaria, ecco perché è importante per valutare gli investimenti

L’italiano medio è un cittadino che possiede una ricchezza discreta, ma il suo scarso grado di alfabetizzazione non gli consente di gestirla al meglio per ottenerne un profitto


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Una delle poche opzioni ancora in essere per cercare di ottenere un profitto da un investimento è quello di rivolgersi al mercato finanziario, che propone soluzioni interessanti sfruttando gli asset di rischio e tempo. Nel 2018, però, gli italiani non hanno una cultura finanziaria paragonabile a quella delle altre nazioni europee, e per certi aspetti sono assimilabili ai paesi africani. È quanto emerge dal confronto tra la conoscenza dei risparmiatori italiani e quella della media Ocse: solo per fare un esempio, appena 4 italiani su 10 sono in grado di calcolare gli interessi derivati da un investimento o sono a conoscenza degli effetti dell’inflazione, ma una percentuale ancor più bassa conosce le implicazioni di un investimento diversificato. 

 

La situazione è allarmante, tanto da relegare l’Italia e la sua alfabetizzazione finanziaria all’ultimo posto tra le economie del G7 nonostante una buona propensione delle famiglie ad investire in attività finanziarie, che è stata stimata in 4200 miliardi. Logica vorrebbe che qualsiasi investitore, ancor prima di sottoscrivere o valutare un prodotto finanziario, dovrebbe capirne a fondo i meccanismi che lo regolano: volatilità dei mercati, costi di gestione, spese, orizzonti temporali, mercati e scelta degli asset sono solo alcune delle tematiche più importanti. Tutto questo, però, in Italia è sottovalutato: 20 italiani su 100 non hanno familiarità con prodotti finanziari, e il 33% non riescono a valutare quanti rischi sono sottesi alle forme di investimento più conosciute. Nel 2005 l’Ocse raccomandava di utilizzare il canale scolastico per introdurre l’educazione finanziaria nelle famiglie italiane, ma da allora, nonostante il periodo di crisi che ha investito i risparmiatori in primis e poi istituti bancari e interi mercati, in Italia si è mosso davvero poco. 

 

Qualora fosse equiparata alle altre materie scolastiche, l’educazione finanziaria potrebbe veicolare al meglio i risparmi che gli italiani riescono ad accumulare. Gli italiani sono infatti un popolo di risparmiatori: 43 cittadini su 100 risparmiano settimanalmente o mensilmente, 21 solo quando dispongono di denaro, 27 quando hanno in progetto acquisti. Persino i consulenti finanziari evidenziano l’importanza di una conoscenza finanziaria più accurata. Un’informazione più accurata consente infatti di scartare investimenti molto rischiosi, di individuare voci di spesa o di gestione eccessivi rispetto al servizio offerto e di premiare, di conseguenza, quelle formule di consulenza più orientate alle esigenze del consumatore stesso, come il modello base di investimento proposto Moneyfarm che analizza gratuitamente e con parametri oggettivi le caratteristiche del potenziale cliente.

 

In ogni caso, a monte di ogni investimento deve esserci un’adeguata educazione finanziaria, informazione finalmente recepita dal Governo centrale che nel recente decreto Salva-Risparmio ha stanziato un milione e affidato alla direzione di Annamaria Lusardi un comitato che si occupi della formazione. Contribuiranno a migliorare le conoscenze degli italiani Mef, Miur, Mise, Ministero del Lavoro, Bankitalia, Consob, Ivass, Covip, Ocf e Consiglio nazionale di consumatori e utenti, che si sono posti come obiettivo la fruizione di una proposta più chiara e delineata, che aiuti il risparmiatore italiano a capire nel quotidiano i meccanismi che regolano un investimento. L’iniziativa traccia un solco importante per migliorare le abitudini d’investimento degli italiani, ma il gap da recuperare rispetto al resto d’Europa e alle altre super potenze dell’economia mondiale è tanto ed è necessario un lungo processo di rinnovamento.

di Redazione PontileNews
 





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