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CULTURA

 

21-02-2018

Malcom X: a 53 anni dal suo assassinio, cosa resta dell’eredità di un mito

Ricorre oggi la morte dell'attivista per i diritti umani e difensore della lotta degli afroamericani


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«I miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi». Il 21 febbraio di 53 anni fa moriva Malcom X, ucciso a colpi di pistola a New York mentre teneva un discorso di fronte a più di quattrocento persone. Politico statunitense, attivista per i diritti umani e difensore della lotta degli afroamericani, Malcom X si è subito distinto per un atteggiamento estremista e riformista.

 

A soli 20 anni viene arrestato per violazione di domicilio e possesso di armi da fuoco illegali. Nel 1950, dopo che l'Fbi aveva aperto un fascicolo su di lui in seguito a una sua lettera scritta a  Truman  in cui si dichiarava comunista, decide di cambiare cognome da Little a X. Il suo vecchio cognome, infatti, apparteneva alla famiglia bianca presso cui il nonno era uno schiavo. Quando dopo 10 anni esce dal carcere inizia la sua lotta per i diritti umani e, soprattutto, per quelli degli afroamericani. All'epoca il suo attivismo era molto intenso; la Nazione dell'Islam a cui si era votato in carcere, insegnava la supremazia dei neri sui bianchi e l'idea che questi fossero intrinsecamente malvagi e colpevoli dell'oppressione dei neri.

 

Malcom X fu sempre ostile a Martin Luther King e alle sue teorie sulla non-violenza. Infatti sosteneva che il leader insegnava ai neri a non reagire, facendo così il gioco dei bianchi.  Quando nel 1964 uscì dalla Nazione dell'Islam, in seguito a divergenze di idee con il capogruppo Elijah Muhammed, fece un viaggio alla Mecca che sconvolse la sua vita. Si convertì a un islam più moderato e cambiò atteggiamento verso i bianchi.

 

Al suo ritorno fece un discorso alla nazione che passò alla storia: «In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore; perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi. Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi».

 

di Francesca Splendori

 





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