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POLITICA

 

13-03-2018

Pd, alla scoperta del nuovo segretario Maurizio Martina

Nato a Bergamo, dal 1994 si occupa di politica, ma fino a lunedì era sconosciuto a molti


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Da lunedì 12 marzo, la direzione del Partito Democratico è passata nelle mani di Maurizio Martina, ex vicesegretario del partito ed ex ministro dell’Agricoltura. Matteo Renzi lascia così la guida del Pd, dopo quattro abbondanti anni vissuti tra alti e bassi. Ora però, la domanda che i sostenitori del Partito Democratico, e non solo, si pongono è: “Chi è Maurizio Martina?”. 

 

Maurizio Martina nasce nel 1978 a Calcinate (Bergamo), un’area tutt’altro che di sinistra. Diplomatosi prima in tecnica agraria, in seguito si è laureato in Scienze politiche. Inizia a introdursi nel mondo della politica nel 1994, entrando a far parte del Movimento degli studenti. Pian piano il giovane Martina si fa strada, arrivando nel 2004 alla segreteria provinciale dei Democratici di sinistra di Bergamo, e nel 2006 al comando della segreteria regionale per la Lombardia. Nel 2010 entra come consigliere nella regione Lombardia e nel 2013, l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta lo nomina sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali. È con Renzi che Martina diventa ministro dell’Ambiente nel 2014, anno dell’exploit del Pd, per poi essere confermato nel 2016 nel nuovo governo del premier Gentiloni. Va annoverata anche la sua presenza, a partire da luglio 2014, tra le fila della presidenza del Consiglio europeo dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca. 

 

Partito da una famiglia umile, i nonni erano contadini mentre i genitori operai, la lunga scalata di Martina è arrivata fino alla direzione del Pd. La sua caratteristica più evidente è stata quella di agire nel silenzio, lontano dai riflettori, dai media, dalla cronaca, tanto da far sì che tutti gli italiani, o quasi, appena dichiarato segretario del Pd hanno detto “Chi?!”. Martina è l’esempio del dimenticato, come l’ultimo ad essere scelto nelle partitelle con gli amici, o quello che ci si dimenticava di chiamare per le uscite, che però, continua a fare il suo lavoro e alla fine si prende le sue rivincite. Come si evince anche dalle sue prime parole da leader, non avrà certo la personalità, la dialettica, e la prosopopea proprie di questa figura, ma ora i riflettori sono puntati su di lui e non può certo tirarsi indietro. Rispetto alle sue dichiarazioni iniziali pronunciate al Nazareno, molto più piccato è stato il suo tweet nei confronti di M5s e Lega: «Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità. Misureremo insieme ai cittadini le vostre coerenze, giorno per giorno, rispetto a quello che avete promesso facilmente e raccontato in mesi e mesi di propaganda senza limiti». In attesa dell’Assemblea di aprile perciò, il Pd va in all-in su Martina, il leader normale che non avrà lo sprint da “La Febbre del sabato sera”, ma che, almeno inizialmente, dovrà riuscire nell’impresa di fare meno disastri di Renzi.  

 

di Valerio Marcangeli

 





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