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CULTURA

 

19-03-2018

In ricordo di Don Peppe Diana: il sacerdote-scout ucciso dalla camorra

Freddato nella sagrestia mentre stava per celebrare la messa perché "per amore del suo popolo non ha taciuto"


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Erano le 7:20 del 19 marzo 1994 quando Don Giuseppe Diana fu assassinato da un camorrista nella sagrestia della chiesa di San Nicola di Bari (Casal di Principe). La sua colpa era stata quella di «non aver taciuto per amore del suo popolo» negli anni del dominio assoluto della camorra casalese guidata dal boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Oggi, 24 anni dopo l'assassinio di don Peppe Diana, Raffaele Nogaro,vescovo emerito di Caserta afferma: «Lui è il martire dell’amore. Perciò vorrei che ci fosse ufficialmente il pronunciamento da parte della Chiesa di Roma per questo prete ucciso così giovane».


Don Peppe Diana ha dedicato la sua vita a due cose: la lotta contro la mafia e lo scoutismo. Infatti, aderì alla proposta educativa dell'Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) in giovane età, fino a diventarne un pilastro. Ai ragazzi che educava verso la consapevolezza del loro intervento nella società diceva: «Non c'è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare». La scelta di Don Diana di guardare negli occhi la camorra con l'intenzione di sconfiggerla ha dato coraggio a molti di fare lo stesso. In tutta Italia, ma soprattutto nel suo paese si organizzano ogni anno manifestazioni in suo onore. A Casal di Principe il suo gruppo scout oggi scenderà in piazza per dimostrare che stanno continuando il lavoro iniziato dal sacerdote.


Ma non solo gli scout omaggiano Don Diana. In Campania sono due gli istituti scolastici a lui dedicati, mentre nel 2014 a Termoli (Mo) nasce la Scuola di Legalità intitolata alla sua memoria, diretta e fondata da Vincenzo Musacchio e fortemente voluta dalla commissione regionale anti-corruzione del Molise. A don Diana è stato dedicato anche un film in due puntate, trasmesso da Rai3, intitolato “Per amore del mio popolo non tacerò” e un documentario di Rai Storia. Ottiene poi anche la medaglia d'oro al valore civile.

 

di Francesca Splendori

 





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