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CULTURA

 

21-03-2018

La Giornata mondiale della poesia incontra la primavera: ecco come i poeti celebravano questa stagione

Neruda, Merini e Govoni, ecco alcune delle poesie dedicate alla stagione della rinascita


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Oggi, 21 marzo, non può che essere un giorno speciale. Messe da parte le preoccupazioni giornaliere e l’impazienza per un clima ancora troppo freddo e piovoso, si celebra la primavera e la Giornata mondiale della poesia.  Google festeggia con una cascata di fiori, accompagnata dalla musica, storica amica delle parole in versi. Per celebrare questa giornata, ecco tre scrittori che hanno dedicato la loro poesia alla stagione della rinascita.  

 

Pablo Neruda, nella poesia Il ramo rubato, sembra parlare della nostra primavera quando scrive: «Ancora non se n’è andato l’inverno, e il melo appare trasformato d‘improvviso in cascata di stelle odorose». Quest’anno infatti la primavera è timida e si fa attendere. Basti pensare che in molte regioni italiane cade ancora la neve e le temperature sono molto basse. Pablo Neruda però è famoso anche per aver celebrato l’intesa della primavera con l’amore. Celebre la sua frase: «Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi». 

 

«Sono nata il ventuno a primavera, ma non sapevo che nascere folle, aprir le zolle, potesse scatenar tempesta». un rapporto più intenso e personale con la primavera traspare invece da questa poesia di Alda Merini. Il 21 marzo  infatti, è il giorno del suo compleanno e la poetessa sembra rivendicare un legame intrinseco con i tratti primaverili e il suo modo di essere dolce e folle nello stesso momento. 

 

La primavera arriva sempre in punta di piedi, ma viene percepita da tutti e in ogni luogo. A questo proposito ricordiamo una poesia di Corrado Govoni che ha passato gli ultimi anni della sua vita a osservare il mare di Lido dei Pini. Nella primavera del 1915 scrisse La primavera del mare, mettendo in risalto per la prima volta la bellezza della sua quiete, piuttosto che la sua ferocia. Tra i versi più suggestivi ricordiamo: «Anche il mare ha la sua primavera: rondini all’alba, lucciole di sera. Si perdon le correnti come pallide strade tra le siepi dei venti e da cui sembra venire, come un amaro odore, quello di bianco spino in fiore». 

 

di Francesca Splendori

 





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