Scandalo Facebook: Zuckerberg chiede scusa. Ma cosa sta succedendo? Il fondatore di Facebook rompe il silenzio dopo l'uragano mediatico che lo ha colpito negli ultimi giorni - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

22-03-2018

Scandalo Facebook: Zuckerberg chiede scusa. Ma cosa sta succedendo?

Il fondatore di Facebook rompe il silenzio dopo l'uragano mediatico che lo ha colpito negli ultimi giorni


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Facebook e Mark Zuckerberg sono nella bufera. Come riportato dal Guardian e dal New York Times, il sospetto è che l'agenzia di marketing online, Cambridge Analytica, abbia sottratto 51 milioni di profili per permettere le vittorie di Trump negli Stati Uniti, e della Brexit nel Regno Unito. Come conseguenza il titolo del colosso social in Borsa ha perso 9 miliardi di dollari. Zuckerberg oggi ha rotto il silenzio: «Chiedo scusa a tutti. Stiamo lavorando per capire esattamente cosa è successo e assicurandoci che non accada mai più» (Ansa). Nel frattempo, è stato sospeso l'amministratore delegato della CA, Alexander Nixon.

 

Per il caso Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg ha ricevuto, da Londra, un mandato a comparire davanti a una commissione del Parlamento britannico, mentre a Washington si è mossa la Federal Trade Commission, alla luce dei rapporti della CA con esponenti di Trump durante le elezioni americane del 2016. Anche il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha invitato Zuckerberg a riferire a 500 milioni di europei che «il loro dati non vengono usati per manipolare la democrazia». Infine, in Italia, l'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), ha inviato a Facebook una richiesta di informazioni circa l'impiego di dati per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi.

 

A far scoppiare la bomba Cambridge Analytica è stato Chris Wylie, ex dipendente dell'azienda britannica. Come dichiarato da Wylie al Washington Post, «il programma per la raccolta di dati su Facebook fu avviato dalla Cambridge Analytica sotto la supervisione di Steve Bannon». Bannon, stratega di Trump, tre anni prima dell'insediamento alla Casa Bianca dell'imprenditore newyorkese, avrebbe cominciato a costruire profili dettagliati di milioni di elettori americani su cui testare l'efficacia di molti di quei messaggi populisti che furono poi alla base della campagna elettorale dell'attuale Presidente Usa. Le accuse dell'ex dipendente della CA sono importanti, visto che a suo dire, Bannon, nel 2014, approvò una spesa di circa un milione di dollari per acquistare dati personali raccolti anche su Facebook, facoltà a quei tempi in mano dell'amministratore delegato Nixon, momentaneamente sospeso dal suo incarico.

 

L'effetto del caso Cambridge Analytica si è subito visto con gli sviluppi di Facebook in Borsa. Nei primi due giorni dopo lo scandalo, il titolo del colosso dei social network ha perso ben 9 miliardi di dollari, registrando un crollo di oltre il 5%. Tutto ciò ha portato alla prima class action contro Facebook e CA negli Stati Uniti. L'azione legale è stata avanzata presso la corte distrettuale di San Jose', in California, e potrebbe aprire la strada a molte altre cause collettive per la richiesta dei danni provocati dalla mancata protezione dei dati personali, raccolti «senza autorizzazione e per avvantaggiare la campagna di Trump», tuonano i promotori dell'azione. Le dichiarazioni di Zuckerberg rilasciate stamani, hanno leggermente invertito il trend degli ultimi giorni, con uno 0,77% in positivo per il titolo Facebook, il che è ancora poco rispetto alla bufera che lo sta colpendo.

 

Oltre alla class action, sul web pian piano si sta diffondendo un movimento che invita a cancellarsi dal colosso dei social network con lo slogan #deletefacebook. Tra gli influencer dell'iniziativa, anche chi grazie a Zuckerberg si è arricchito, come il cofondatore di WhatsApp, Brian Acton, che insieme a Jan Koum, nel 2014 vendette la sua “creatura” a Fb per 19 miliardi di dollari. Acton ha lasciato una dichiarazione semplice e diretta sul proprio profilo Twitter: «It is time» (È tempo di farlo), seguita dall'hashtag “deletefacebook”. Il tweet in 11 ore ha raccolto 9mila like, 600 commenti ed è stato condiviso oltre 4mila volte, brutto segnale per Facebook vista la liquidità del mondo del web, come spiegava il sociologo Zygmunt Bauman nelle sue teoria sulla modernità. «Stiamo lavorando per capire esattamente cosa è successo e assicurarci che non accada mai più. La buona notizia è che molte misure per prevenire tutto questo sono state già prese anni fa. Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano». Ha Zuckerberg, sul suo profilo Facebook.

 

di Valerio Marcangeli

 





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