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CULTURA

 

28-04-2018

Gli artisti uccisi dal successo: quando il prezzo della fama è troppo alto

Non solo Avicii: i cantanti che sono morti suicidi a causa della troppa fama


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Che la vita dell’artista sia sregolata e sopra le righe è un luogo comune diffuso da sempre. Eppure, ogni qualvolta un artista arriva al limite di sopportazione di questo stile di vita e cede, l’opinione pubblica rimane sconvolta. L’ultimo episodio è quello che ha come protagonista il dj Tim Bergling, meglio noto con il suo nome d’arte Avicii, trovato morto a soli 28 anni lo scorso 20 aprile. Di recente i familiari del musicista hanno rotto il silenzio e con un comunicato stampa hanno dichiarato che è stato proprio il suo stile di vita ad ucciderlo: «Non ce la faceva più. Voleva trovare pace. Tim non era fatto per la macchina del business in cui si è ritrovato, era un ragazzo sensibile che amava i suoi fan ma schivava la luce dei riflettori».

 

Nonostante le cause del decesso del giovane dj svedese non siano ancora rese note, la sua morte lo accomuna a molti suoi colleghi. I primi che vengono in mente, per un fattore cronologico, sono Chris Cornell — il cantante dei Soundgarden — e Chester Bennington — frontman dei Linkin Park. Il caso fece discutere in quanto le notizie delle morti dei due artisti — nonché amici —, a poche settimane di distanza l'una dall'altra, scioccarono l’opinione pubblica. Forse per la pressione eccessiva a cui erano sottoposti, tra stretta mediatica e ritmi accelerati, in entrambi i casi si è trattato di suicidio. In particolare, il cantante Chester Bennington ha posto fine alla sua vita proprio il giorno in cui l’amico Cornell avrebbe compiuto 53 anni. Probabilmente il trauma causato dalla tragica scomparsa dell’amico è stata l’ennesima pressione che l’artista non è più riuscito a sopportare.

 

Ma questi non sono casi isolati. Probabilmente la scomparsa più eclatante, in termini mediatici, è stata quella del cantante Kurt Cobain. Il frontman dei Nirvana è considerato portavoce di una generazione — nel suo caso della generazione X — e benché non si sentisse questo titolo addosso, la pressione mediatica su di lui e sulla moglie Courtney Love fu un continuo crescendo. Negli ultimi anni della sua vita lottò contro la dipendenza dall’eroina ed essere costantemente sotto i riflettori non lo aiutò: l’8 aprile del 1994 venne trovato morto nella sua casa di Seattle. Cobain è diventato un’icona che ancora oggi influenza la scena musicale. Allo stesso modo anche Amy Winehouse, trovata morta nel luglio del 2011, è considerata “un’immagine sacra” della musica. L'artista aveva spesso fatto parlare di sé per gravi problemi legati a droga, alcol e disordini alimentari che l'hanno portata poi ad una morte prematura. Ma non solo. La cantante americana rientra in quello che viene detto “Club 27”, ossia un'espressione giornalistica che si riferisce ad alcuni artisti — in prevalenza cantanti rock — morti all'età di 27 anni. Tra gli artisti legati da questo destino ci sono, ad esempio, oltre allo stesso Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin e Jim Morrison. Tutti artisti che hanno segnato la storia della musica mondiale, divenuti  icone sacre che hanno però pagato a caro prezzo il costo del successo.

 

di Eleonora Savona

 





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