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CRONACA

 

30-04-2018

Dall'abolizione del presepe, alla festa della mamma e del papà: la scuola come metafora della nostra società

Innovazione e tradizione non dovrebbero essere un binomio inconciliabile. Eppure in certe situazioni le due cose sembrano non andare d'accordo


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«O tempora o mores» diceva Cicerone secoli fa, frase poi riutilizzata ai tempi nostri per criticare usi e costumi del presente. Questa volta di mezzo non c'è Catilina, ma la frase rimane uno spunto di riflessione, viste le numerose trasformazioni che sta attraversando la nostra società. La notizia più recente coinvolge l'asilo nido Chicco di Grano, nel quartiere Ardeatino di Roma, che ha deciso di abolire le festività della mamma e del papà, come riportato dall'Ansa, su richiesta di una coppia omosessuale. Queste giornate, infatti, sono state considerate discriminatorie verso i genitori omosessuali che non si rispecchiano in tali ricorrenze. La notizia, come prevedile, ha creato abbastanza scalpore e sulla vicenda sono intervenuti Roberto Novelli, deputato di Forza Italia, e il senatore Maurizio Gasparri che ha annunciato un'interrogazione al ministro dell'Istruzione.

 

La controversia, che va avanti da alcune settimane, ha visto la scuola inizialmente proporre una festa del papà e della mamma facoltative, ma dopo essere state comunque contestate, sono state rimosse. Per l'Associazione articolo 26, composta da genitori, insegnanti e specialisti dell'educazione, tale scelta è una «discriminazione al contrario presa dopo le pressioni di una coppia omosessuale» e ha presentato un reclamo in municipio. Il comune però ha difeso la scelta dell'asilo, sostendendo che le «due secolari celebrazioni sono ideologiche e quindi ormai da cancellare con una più inclusiva festa delle famiglie» (Ansa).

 

Questo è uno dei tanti episodi verificatosi negli ultimi mesi, dove spesso si ha dato la priorità all'integrazione invece che alle tradizioni nazionali. Ecco così la scelta di togliere in alcune scuole il presepe, per non ledere la sensibilità degli alunni musulmani, nonostante l'importanza del Natale in Italia. Scelte sicuramente discutibili, anche perché colpire le usanze nazionali non è sinonimo di integrazione o di uguaglianza. Ben venga una scuola interculturale, che tuteli le diversità religiose e sessuali, in modo anche da orientare i più giovani verso il rispetto di queste, ma in certi casi si tende spesso ad esagerare. Con un processo sempre più palpabile come la globalizzazione, la nostra società sarà sempre più esposta a culture diverse, ma questo non deve far perdere un'identità nazionale e le sue usanze. Tradizioni come il Natale o la festa dedicata ai genitori, non riguardano solo chi ci crede, ma sono un'affermazione identitaria del nostro bagaglio culturale. Come non è giusto chiedere di togliere il velo alle donne musulmane, allo stesso tempo è ingiusto negare a un bambino la festa della mamma o il presepe.

 

Inoltre, rinnegare certe usanze non solo è sbagliato, ma rischia anche di alimentare fenomeni come il populismo, la risposta più sbagliata ai cambiamenti che coivolgono il nostro paese. Non tutti, infatti, comprendono che dietro a certe proteste ci sia solo una minoranza di persone, e la conseguenza più ovvia rischia di essere la generalizzazione, un vero e proprio pericolo in un periodo non semplice come quello attuale.

 

di Francesco Scaglia

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