Ragazzo trovato morto ai Parioli: indagata la fidanzata Il ventiduenne è stato trovato con una scritta sul petto - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

03-05-2018

Ragazzo trovato morto ai Parioli: indagata la fidanzata

Il ventiduenne è stato trovato con una scritta sul petto


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A due giorni dall’inquietante ritrovamento del corpo di Giuseppe De Vito Piscicelli presso il suo appartamento ai Parioli di Roma — il ventiduenne è stato trovato senza vita nella mattinata dell’1 maggio — non sembra sia ancora emersa alcuna risposta definitiva circa le dinamiche che hanno portato a questa tragedia. Le ultime ore di vita del giovane, per il momento, continuano a essere un mistero. Ma nonostante ciò, le indagini portate avanti dagli agenti investigativi in questi giorni stanno cominciando a mettere in luce una serie di circostanze e di dettagli grazie ai quali i fatti verranno ricostruiti.

 

Sul petto del ragazzo è stata rinvenuta la seguente scritta fatta con il rossettomi hai lasciata sola, mi vendicherò”. È stato proprio questo macabro dettaglio a costituire il punto di partenza per le indagini. Giuseppe nell’ultima sera prima della sua morte era rientrato in casa con una ragazza di vent’anni, conosciuta in comunità. I due giovani erano infatti entrambi tossicodipendenti. Tuttavia al momento del ritrovamento del cadavere da parte della polizia, la ragazza non era più nell’appartamento in quanto, secondo le dichiarazioni rilasciate da lei stessa, lo aveva lasciato nelle prime ore del mattino. Sul corpo di Giuseppe non sono stati rivenuti segni di lotta o di violenza, per questo motivo si ipotizza che la causa della morte possa essere stata un’overdose di metadone. 

 

L’autopsia sembra confermare detta ipotesi, ma si attendono i risultati tossicologici. La ragazza che ha trascorso la notte insieme a Giuseppe è indagata per omicidio colposo, potrebbe infatti essere stata proprio lei a introdurre le massicce dosi di metadone all’interno dell’appartamento. In ogni caso per il momento, l’indagata non ammette di essere coinvolta nella morte del ragazzo, nè di aver scritto la frase sul petto della vittima.

 

di Livia Larussa

 





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