Casamonica: il funerale indigna Roma. Si poteva evitare? Roma non perdona la «spettacolarizzazione del potere criminale» e il lassismo di chi invece avrebbe dovuto soffocarla - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

21-08-2015

Casamonica: il funerale indigna Roma. Si poteva evitare?

Roma non perdona la «spettacolarizzazione del potere criminale» e il lassismo di chi invece avrebbe dovuto soffocarla


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È polemica sul funerale-show del boss dei Casamonica che ieri Roma, silente e provata dai numerosi scandali degli ultimi tempi, ha ospitato in zona Tuscolana. Come vi abbiamo raccontato, il clan ha organizzato, per salutare Vittorio Casamonica, un funerale fastoso, smodato, che ha indignato i romani e non solo: carrozza antica trainata da sei cavalli, pioggia di petali di rose rosse, i fiori preferiti del boss, che fioccavano da un elicottero, colonna sonora de Il Padrino, manifesti che ritraevano il defunto come un papa e lo giudicavano pronto a conquistare, dopo Roma, il paradiso.

 

Tutto questo ha mandato in tilt un quartiere. Quartiere impotente di fronte al teatrino che familiari e amici del boss stavano mettendo in scena. Loro, i re di Roma, con frastuono e senza il minimo imbarazzo, hanno celebrato l’addio all’imperatore Vittorio Casamonica, e nessuno li ha fermati.

La notizia è arrivata incredula a chi non si era accorto di nulla: un errore?, un film?, è successo davvero? Imbarazzante rispondere di sì all’ultima domanda. I re del traffico di stupefacenti e dell’usura a Roma e dintorni hanno indignato, con l’ostentazione spropositata delle loro finanze, la città intera.

 

La notizia ha fatto il giro del mondo, ed è arrivata al New York Times. Sconcerto per quanto è accaduto.

Roma deve fare i conti con l’ennesimo scandalo. E sono molte le domande a cui si cerca risposta.

 

La tendenza generale a giustificarsi parla di disorientamento: quando tutto questo stava accadendo, insomma, nessuno si era accorto di niente. È stato tutto improvviso, nessuno poteva impedirlo.

I vigili urbani sono intervenuti per canalizzare il traffico in tilt nella zona intorno alla parrocchia di San Giovanni Bosco, dove si è celebrato il rito funebre. Ci si interroga, allora, sulle presunte segnalazioni di quanto stesse accadendo. Chi doveva segnalare cosa a chi? Di chi le competenze? L’assessore alla Legalità Alfonso Sabella, magistrato antimafia, sostiene che tutto ciò andasse evitato. Ma chi poteva (doveva) evitarlo? Di chi è la responsabilità? La «spettacolarizzazione del potere criminale», quale è stato il funerale, poteva e doveva essere aggirata con sdegno e risolutezza.

 

L’elicottero che ha sorvolato la Capitale elargendo petali di rosa non era autorizzato a volare. L’elicotterista è stato arrestato, e la sua licenza è stata sospesa.

Così il prefetto di Roma Franco Gabrielli: «L’apparato di sicurezza non ha saputo cogliere i giusti segnali di quel che sarebbe successo». Si direbbe proprio di no. Eppure i “segnali” erano davvero eclatanti.

 

E parte il lancio della patata bollente, lo scarico di responsabilità: chi ha coordinato i vigili urbani? Chi ha permesso l’affissione dei manifesti? Questura, forze dell’ordine, Campidoglio, che cosa ne sanno? Cosa possono dire?

 

Don Carlo Manieri, che ha celebrato il funerale nella sua parrocchia, si difende dalle accuse e dallo sdegno, che non hanno risparmiato nemmeno lui: cosa avrebbe dovuto fare? Ha fatto il suo mestiere, e lo rifarebbe. Sostiene di non aver visto i manifesti di cui era stato tappezzato l’esterno della chiesa, con Vittorio Casamonica vestito da papa e l’inneggiamento alla conquista del paradiso. Il parroco dice la sua sul sito della parrocchia di San Giovanni Bosco: «Credo di aver fatto solo il mio dovere. Sono un prete, non un poliziotto e nemmeno un giudice. Se una persona viene da me chiedendo di confessarsi, lo confesso; se un’altra si accosta alla comunione gli porgo l’ostia, non gli chiedo la fedina penale; se un signore mi chiede di celebrare il funerale di un suo congiunto lo celebro; non è scritto da nessuna parte che debba indagare chi è, tanto più che l’addetto di sagrestia, compilando il foglio per il funerale, sotto dettatura della persona venuta a prenotarlo, alla voce “notizie che si desidera tenere presenti nella celebrazione eucaristica”  “ praticante cattolico”». E alle insinuazioni circa la concessione del funerale in cambio di un profumato compenso, risponde: «L’offerta è stata di 50 euro, non 5 mila». E ancora: «Molti mi hanno rimproverato di non aver bloccato il funerale a un boss che ne ha combinate più che Bertoldo. Ma se era così fuori norma, perché mai era a piede libero? Hanno aspettato la sua morte sperando che lo… “arrestasse” il parroco? Mio dovere è distribuire misericordia, m’insegna Papa Francesco. Ed è quelloche faccio».

 

Arriveranno risposte a tutte queste domande. Intanto, in un momento in cui Roma è così esposta per gli avvenimenti di Mafia Capitale, tutto questo lassismo è imperdonabile. Roma, ancora una volta oltraggiata, ha sete di scuse, di verità, di assunzione di responsabilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

di Vittoria Montesano
 





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