Terrorismo a Parigi: perché la Francia è sotto attacco Isis? Dall’attentato a Charlie Hebdo, passando per il supermercato kosher, fino a quello al teatro Bataclan e allo Stade de France - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

14-11-2015

Terrorismo a Parigi: perché la Francia è sotto attacco Isis?

Dall’attentato a Charlie Hebdo, passando per il supermercato kosher, fino a quello al teatro Bataclan e allo Stade de France


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Liberté égalité fraternité. Intonando la Marseillaise, 50 mila tifosi hanno evacuato stanotte lo Stade de France. Gli spettatori, venuti ad assistere all’amichevole Francia-Germania, hanno voluto esprimere la loro solidarietà alla Francia, cantando l’inno nazionale francese, un modo per dire a Parigi di restare unita e di non arrendersi a seguito della terribile tragedia dell'attentato nei distretti X, XI,XII. Sembra strano che questo sia successo proprio a Parigi, culla dell’uguaglianza, della fratellanza e della libertà, valori che l’hanno contraddistinta nel corso dei secoli; il Paese in cui è nato il concetto di cittadinanza, figlio di quella rivoluzione francese che ha segnato la nascita della democrazia francese. Dunque, perché l’Isis ha scelto proprio la Francia e il suo cuore pulsante, Parigi?

 

La prima considerazione da fare è quella generazionale. La Francia è un paese multietnico e, nel corso degli anni, anche per una ragione storica legata al colonialismo, ha accolto moltissime etnie dentro le mura di casa sua. La domanda che dovremmo porci è la seguente: quanti di questi “non francesi” si sentono effettivamente parte integrata, veri cittadini del paese, e quanti no? C’è un problema di fondo che riguarda indubbiamente la seconda generazione, dal momento in cui i media locali hanno informato circa l’età dei terroristi, per lo più ventenni. Questo vuol dire che presumibilmente qualcuno non si sente figlio di questo paese, della Francia come dell’Europa, tanto da preferire il terrorismo dell’Isis. Una vera e propria follia.

 

C’è poi un altro discorso da fare, che riguarda l’Unione europea. Quello che sta succedendo non fa altro che mostrarci le falle di un sistema che avrebbe dovuto non solo assicurare protezione, ma anche significare più libertà per tutti; un’oasi felice in cui la democrazia dovrebbe regnare come sovrana indiscussa. Invece no. La libera circolazione delle merci e delle persone di fatto porta con sé degli effetti collaterali: all’interno dell’Europa, masse smisurate di cittadini si spostano ogni anno da un paese all’altro, come identificare i potenziali attentatori? Dall’attentato alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, seguito dall’attentato al supermercato kosher a Porte de Vincennes, fino a quello di stanotte nei distretti X, XI, XII, dal teatro Bataclan allo Stade de France, alcuni politici e commentatori hanno proposto da tempo una restrizione del trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone all’interno dei paesi europei aderenti: l’intento è quello di ricavare delle informazioni utili, volte a identificare nella maniera più precisa possibile le potenziali minacce di stampo terroristico.

 

Dall'altra parte poi c'è un presidente, quale quello francese, che sembrerebbe non avere il carisma necessario a un leader per infondere forza e coraggio al proprio Paese: "Stato d'emergenza e frontiere chiuse. Dobbiamo difenderci". In queste ore, una delle critiche mossa a Hollande è quella di un deficit comunicativo, l'assenza del carisma necessario per guidare la Nazione. Ricordiamo che il presidente stava assistendo alla partita in tribuna d'onore allo Stade de France quando, a seguito di tre esplosioni (due da kamikaze e una da bomba), è stato portato in salvo. Giocatori e spettatori sono invece rimasti a lungo prigionieri nello stadio, mentre fuori regnava il caos.

di Giulia Bordini
 





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