Guantanamo, dietro le sbarre per errore: non era di Al Qaida ammettono gli Usa Un cittadino yemenita scambiato per un dirigente dell’organizzazione - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

03-12-2015

Guantanamo, dietro le sbarre per errore: non era di Al Qaida ammettono gli Usa

Un cittadino yemenita scambiato per un dirigente dell’organizzazione


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Di Al Qaida probabilmente ne aveva solo sentito parlare. Mustafa al-Aziz Al Shamiri, un cittadino yemenita di 37 anni, è stato arrestato ed estradato nel 2002 nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo perché sospettato di essere un dirigente dell’organizzazione fondata da Bin Laden. Nella realtà, aveva sì combattuto in Bosnia nel 1995 e nella guerra civile yemenita l’anno dopo, e si era unito ai talebani in Afghanistan fra il 2000 e il 2001, ma l’aveva fatto da soldato semplice, come migliaia di altri attratti solo da una paga certa per mandare avanti la famiglia. Il suo avvocato spiega in un comunicato alla stampa: “Mustafa prova rimorso per avere scelto in passato la strada sbagliata. Ci ha detto che non può cambiare il passato e che vorrebbe avere scelto senza alcun dubbio un’altra strada. Vuole rifarsi una vita. Sa che tornare in Yemen non è un’opzione per lui ed è disposto ad andare in qualsiasi paese sarà disposto ad accettarlo”.

 

Al Shamiri è al momento uno dei 107 detenuti del carcere aperto l’11 gennaio del 2002 per volontà dell’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che intendeva utilizzarlo per la reclusione dei terroristi islamici catturati in Afghanistan. L’errore è stato evidenziato dalle stesse autorità statunitensi attraverso il comitato governativo Periodic Review Board, che si occupa appunto della situazione dei detenuti e dell’eventuale possibilità di rilascio. Nel documento del comitato si legge: “Mustafa Abd-al-Qawi Abd-al-Aziz Al Shamiri ha combattuto nelle fila jihadiste associate ai membri di Al Qaida in Afghanistan, ma crediamo che le attività di addestramento, di indottrinamento e di reclutamento siano state svolte da estremisti noti con nomi o alias simili. Non ci sono prove del coinvolgimento in queste azioni di Mustafa Abd-al-Qawi”.

 

La prigione di Guantanamo è uno dei crucci del presidente Obama, che durante la prima campagna elettorale del 2008 aveva più volte dichiarato di voler chiudere la struttura, la cui natura era in evidente contrasto con i principi che reggono uno Stato di diritto. Nel corso del suo doppio mandato, Obama ha più volte tentato di rispettare questo punto del suo programma, tanto che il 21 gennaio del 2009 firmò l’ordine di chiusura del carcere. Tuttavia, affinché la decisione si concretizzi c’è bisogno del voto di approvazione del Congresso, all’interno del quale Obama non ha mai avuto una maggioranza forte. L’amministrazione democratica ha deciso allora di intraprendere un’altra strada, ovvero approfondire i singoli casi dei detenuti nella speranza di poterne rilasciare il più possibile senza rischi per la sicurezza del paese e allo stesso tempo stringere accordi per l’estradizione di altri terroristi nei paesi di origine, nel caso in cui questo fosse possibile ovviamente. Oltre all’approccio ideologico di molti componenti del Congresso, soprattutto repubblicani, un altro problema è rappresentato dai costi derivanti dalla chiusura del carcere, che secondo alcune stime ammonterebbero a quasi 100 milioni di dollari.

 

di Andrea Piccoli
 





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