I disturbi visuo-spaziali nei bambini: come individuarli? Scarsa autonomia nel vestirsi e difficoltà ad allacciarsi le scarpe sono i primi indicatori di una vera e propria patologia - www.Pontilenews.it


Responsive image


Dialoga con PontileNews: 06.56566573 - redazione@pontilenews.it

CHIEDI ALL'ESPERTO: PSICOLOGA

 

29-09-2016

I disturbi visuo-spaziali nei bambini: come individuarli?

Scarsa autonomia nel vestirsi e difficoltà ad allacciarsi le scarpe sono i primi indicatori di una vera e propria patologia


Responsive image

Spesso, durante i colloqui clinici, ci si imbatte in descrizioni tragicomiche da parte dei genitori che descrivono i propri figli come “pasticcioni”, “distratti”, “goffi” nei movimenti oltre che poco autonomi: «Non sa ancora vestirsi da solo, per non parlare di allacciarsi i lacci delle scarpe da solo». Ma quando questo deve far sorridere, e quando invece preoccupare, tanto da approfondire con una valutazione neuropsicologica e  neuropsicomotoria? Quando parlare di scarsa autonomia e quando invece parlare di disturbi visuo-spaziali?

 

Negli ultimi anni si è sentito molto spesso parlare di difficoltà di apprendimento, connesse principalmente a difficoltà di tipo linguistico (disturbi di lettura e scrittura), ma abbiamo sentito parlare molto raramente di difficoltà di apprendimento connesse a difficoltà visuo-spaziali. Questo perché il bambino che presenta un disturbo visuo-spaziale è molto meno "diagnosticabile"  rispetto a un bambino con difficoltà linguistiche, in quanto, presentando difficoltà nell'area non verbale, riesce a sfruttare l'area linguistica come supporto nei diversi compiti.

Il bambino con difficoltà visuo-spaziali si ritrova ad affrontare fin da subito con fatica anche le più semplici azioni di vita quotidiana. Precocemente inizia  ad avere difficoltà nell'area prassica (ovvero nell'esecuzione di tutti quei movimenti finalizzati ad uno scopo ben preciso) e nella coordinazione visuo-spaziale. Ne è un esempio il bambino che non è in grado di versare acqua da un recipiente a un bicchiere oppure quello che frequentemente urta contro gli oggetti e li fa cadere, in quanto non riesce a mantenere la giusta distanza tra il proprio corpo e l'oggetto. Tutto questo si ripercuote non solo sulle autonomie (si tratta di bambini che hanno difficoltà anche nel vestirsi,  in quanto scambiano il dritto per il rovescio, oppure il verso delle scarpe), ma anche sull'area affettiva e relazionale: pensate a un bambino che a differenza dei suoi coetanei non è in grado di  afferrare la palla o di lanciarla nella giusta direzione e quindi viene escluso dalle attività di gruppo, oppure a un bambino "goffo" che inciampa e urta frequentemente gli oggetti venendo così deriso dai suoi compagni.

Risulta quindi ovvio che nel corso degli anni, e quindi con l'aumento delle richieste da parte dell'ambiente circostante, il bambino andrà incontro a frustrazione e a una conseguente diminuzione dell'autostima.

 

La memoria di lavoro visuo-spaziale ha il  compito fondamentale di immagazzinare contemporaneamente le informazioni visive quali forme, colori e  orientamento degli oggetti, e al contempo di mantenere il ricordo dei movimenti e delle loro sequenze. Facciamo un esempio. La palla è di forma circolare (aspetto visivo che immagazziniamo nella memoria visiva) e, se la spingiamo, rotola (aspetto spaziale: immaginiamo, percepiamo la necessità di un certo spazio nel quale questo oggetto rotolerà). Detto questo, possiamo facilmente comprendere come la memoria di lavoro visuo-spaziale sia fondamentale per moltissime azioni che compiamo quotidianamente, a partire  da come ci muoviamo nello spazio, da come riusciamo a orientarci seguendo le indicazioni di una mappa, a come riusciamo a comunicare con gli altri anche senza utilizzare il linguaggio e quindi sfruttando quella che viene definita come comunicazione non verbale.

 

Immaginate, ora, a quanto tutti questi aspetti, se mancanti, possano influire negativamente sulla vita dell'individuo nel momento in cui quest'ultimo inizia ad intraprendere il percorso scolastico, quando le difficoltà diventano più evidenti e l'aspetto affettivo-relazionale acquisisce ancora maggior rilevanza. È importante dire che nel bambino, così come nell'adolescente, una difficoltà nella memoria di lavoro visuo-spaziale può diventare significativa con l'ingresso  a scuola, in quanto tutti gli apprendimenti sono strettamente connessi  al suo utilizzo. Ciò che si riscontra  è una marcata difficoltà in tutte le aree dell'apprendimento: nell'ambito matematico per quanto concerne il problem solving e i problemi aritmetici, in quanto il bambino deve essere in grado di ricordare più figure geometriche e “manipolarle mentalmente”; analogamente nell'ambito delle scienze, perché il bambino fa fatica a mantenere in memoria le relazioni causali e temporali e di conseguenza non riesce a rielaborare oralmente eventi fisici e scientifici. Per quanto riguarda l'aspetto grafico, sappiamo che disegnare implica sia il recupero dalla memoria degli elementi da riprodurre, sia il mantenimento delle relazioni spaziali tra gli elementi, e possiamo quindi immaginare quanto sia difficile per un bambino con difficoltà nella memoria visuo-spaziale riprodurre un disegno in modo spontaneo o ricopiarlo rispettando le relazioni spaziali, oppure quanto sia complicato per questi bambini ricordare un percorso e sapersi orientare consultando una mappa alla luce di tali difficoltà.

 

Risulta quindi chiaro che i frequenti insuccessi nell'ambito degli apprendimenti scolastici e la scarsa autostima consolidatasi nel corso degli anni provocano nel bambino e nell'adolescente un forte impatto negativo per quanto concerne l'aspetto emotivo. Se non trattate precocemente tali difficoltà tendono a permanere anche in età adulta.

L'obiettivo del trattamento neuropsicomotorio è proprio quello di individuare, attraverso somministrazioni di test specifici, le aree deficitarie nel bambino, per giungere, insieme a una equipe di professionisti (psicologo, psicodiagnosta, neuropsichiatra, logopedista), a una pianificazione terapeutico-riabilitativa volta al potenziamento della memoria di lavoro visuo-spaziale fino a integrarlo con il potenziamento degli apprendimenti scolastici. Fornendo al contempo al bambino e all'adolescente gli strumenti necessari per affrontare le situazioni problematiche e supportarlo mediante sussidi che possano agevolarlo nei compiti. Tutto ciò gli permetterà di acquisire maggiore fiducia in se stesso rendendolo autonomo e capace di affrontare le diverse situazioni in ambito domestico, scolastico e relazionale, riducendo quindi al minimo le difficoltà in età adulta.

 

Dott.ssa Bianca Maria Del Gatto - TNPEE Centro Armonica

 





Responsive image
Responsive image


Responsive image

L'alimentazione e il surf

Le regole vincenti per una resa e prestazione...

CHIEDI ALL'ESPERTO: BIOLOGA NUTRIZIONISTA
CHIEDI ALL'ESPERTO: EDILIZIA E IMMOBILI



Chiedi all'esperto