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POLITICA

 

02-06-2015

2 giugno 1946: o la Repubblica o il caos?

Storia di una festa e festa della storia; la lunga storia di una piccola grande nazione.


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Il 2 giugno 1946 è una data fondamentale per la storia dell’Italia unitaria; i Savoia, che avevano costruito l’Italia, vengono cacciati; il Quirinale cambia per la seconda volta inquilino; nasce la Repubblica Italiana.

 

 

Raccontare questa storia vorrebbe dire partire da molto indietro nel tempo: le radici del repubblicanesimo in Italia affondano nelle opere e nelle azioni di Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Aurelio Saffi e, successivamente, di Giuseppe Garibaldi. I repubblicani rappresentavano l’altra fazione unitarista, in opposizione ai moderati cavouriani e monarchici; il loro pensiero si fondava sulla partecipazione popolare ai moti risorgimentali, sul suffragio universale e sul rispetto delle tradizioni locali. Si opposero infatti alla “piemontizzazione” del paese unito e alle annessioni plebiscitarie.

 

 

Nel 1985 nasce ufficialmente il Partito Repubblicano Italiano, il più antico partito italiano, che inizialmente e fino al periodo bellico si configura come un partito di sinistra non marxista; progressivamente, durante la seconda metà del ‘900 si attesta su posizioni sempre più liberaldemocratiche.

 

Finita la guerra, e intrapreso il percorso della ricostruzione, il governo si divise sul ruolo della futura Assemblea costituente: i social-comunisti e le sinistre democratiche volevano un’assemblea dotata dei normali poteri di un parlamento , tra cui quindi anche il potere in materia di forma di stato, mentre i moderati e le destre volevano un referendum ad hoc sulla questione monarchica. Prevalse così la seconda linea e il 2 giugno 1946, assieme alle elezioni per la costituente, fu indetto un referendum sulla questione: monarchia o repubblica?

 

Se le sinistre social-comuniste erano repubblicane per cultura e la sinistra non marxista, partito repubblicano e partito d’azione, lo erano per definizione, fra i moderati la situazione era più complessa: il partito liberale, i cui esponenti erano di derivazione prefascista erano monarchici mentre i fascisti, più o meno ex, erano assolutamente repubblicani, dall’esperienza di Salò. La Democrazia cristiana era fortemente divisa e, sebbene De Gasperi propendesse per la monarchia, alla fine scelse per schierarsi a favore della repubblica.

 

Il referendum fu vinto dalla repubblica con uno scarto di voti molto esiguo, 12 milioni per la repubblica, 10 milioni per la monarchia, risultato equilibratissimo visto lo scarso supporto che la monarchia aveva fra partiti e giornali, ma segno evidente che nella popolazione era ancora piuttosto sentita. Molti parlarono di brogli, ma brogli non ce ne furono. Ricordiamo però lo slogan lanciato da Nenni che riassume la situazione: “O la repubblica o il caos”. I monarchici erano tutti dei moderati e non avrebbero, come infatti non hanno fatto, alzato alcun polverone né reagito violentemente al verdetto; ma gli altri avrebbero fatto lo stesso?

di Michelangelo Borri
 





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