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CRONACA

 

16-09-2015

Abusi su minori: in Sardegna un padre accusato ingiustamente

Questa vicenda particolare fa nascere degli interrogativi sullo svolgimento dei processi per abuso su minore


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Un calvario durato 15 anni, fatto di calunnie infamanti e processi basati su dati sommari e prove insufficienti, sembra arrivato al termine. È notizia di due giorni fa che i due figli - all’epoca dei fatti minorenni - che accusarono il padre di molestie sessuali, hanno ritrattato accusando la madre di averli costretti a diffamare il padre nell’ambito di una separazione conflittuale e di un’aspra battaglia per l’affidamento dei figli.

 

Questo è solo l’ultimo dei tanti casi di denunce nei confronti di un genitore, (a farne le spese sono quasi sempre i padri), basate su un castello di menzogne e pressioni psicologiche di cui ne pagano le spese non solo i padri ma anche i figli stessi che vengono soggiogati - spesso dalle madri se non da tutta la famiglia materna - e costretti ad autoconvincersi e riportare una verità che tale non è. Alcuni dati risalenti al 2009-2010, raccolti dal sito del movimento no profit per la tutela della paternità, dell’infanzia e dell’adolescenza  www.paternita.info e riportate in un convegno Anfi (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani), portano alla luce cifre agghiaccianti riguardanti “false accuse di maltrattamenti, percosse,  abusi sessuali e violenze di vario genere su donne adulte e figli minori: le querele costruite al solo scopo di eliminare l’ex marito dalla vita dei figli oscillano nelle procure italiane da un minimo del 70 a un massimo del 95%”. Altre dichiarazioni arrivano dalla pm Carmen Pugliese che in un’intervista del 2009 rilasciata all’Eco di Bergamo afferma: “Vero il 20% dei casi (delle denunce di maltrattamenti durante le separazioni ndr.) le altre vogliono soldi dagli ex … Se non mi concedi tot benefici ti denuncio” e la cosa che le incastra è che dopo che hanno ottenuto ciò che vogliono tornano in Procura per ritirare la denuncia. Una testimonianza di quello che accade nelle aule dei tribunali la offre anche la Dott.sa Daniela Siciliano – Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicopatologa Forense- (in uno stralcio dell’intervista rilasciata alla nostra testata), che ogni giorno assiste a situazioni simili: “..aumentano le conflittualità e aumentano anche le denunce penali a carico di uno dei due genitori per maltrattamento e abuso sui figli. Ecco perché spesso una causa civile per stabilire collocamento e modalità di visita, viaggia in parallelo con denunce penali per ipotesi di abuso su minore. Talvolta però queste denunce possono essere “false denunce”, altre volte si tratta solo di individui gravemente disturbati che non hanno una sana visione della realtà, altre volte sono racconti del minore che vengono travisati, mal interpretati dagli adulti. Ma per ognuno di questi casi, giustamente, viene aperto un procedimento e spesso un processo che può concludersi con una condanna e quindi con il ritiro della patria potestà e quindi con successivo affido esclusivo all’altro genitore o con una assoluzione”. Tutto ciò accade da quando nel 2006 la legge italiana ha previsto in caso di divorzio, l’affidamento congiunto dei figli. Quando un genitore vuole l’affidamento esclusivo ricorre alla menzogna dell’abuso, in quanto la legge prevede l’affidamento esclusivo nel caso in cui uno dei genitori abbia abusato del figlio. Purtroppo, di questo gioco perverso e squallido ne fanno le spese anche i minori e le famiglie che davvero sono vittime di abusi e violenze. Alla luce di questi precedenti, nel gennaio del 2014 i giudici della Cassazione hanno pronunciato la sentenza 372 con la quale hanno stabilito che in attesa di giudizio per i reati di abuso sessuale nei confronti della prole, va conservato il rapporto tra il genitore denunciato e il figlio e questo anche durante il procedimento penale.

 

 

Fondamentali sono le perizie psicologiche sul minore durante la procedura giudiziaria. Come ricorda la Dott.ssa Siciliano “...la perizia psicologica sul minore presumibilmente abusato, può essere richiesta dal giudice in diverse fasi, all’inizio del processo o durante il processo stesso, ciò varia in base ai quesiti posti da giudice (idoneità a rendere testimonianza, fornire un quadro personologico del soggetto etc). L’indagine psicologica sul minore porta SEMPRE ad una VERITA’ CLINICA ma MAI ad una VERITA’ PROCESSUALE. A quest’ultima invece deve una riposta il giudice che al di sopra di ogni ragionevole dubbio dovrà pronunciare una sentenza. In quest’ottica, quindi la perizia serve ed è utile per giungere ad un quadro personologico del soggetto, certamente se la personalità del minore (ad esempio) è caratterizzata da fantasie ricorrenti e cronologicamente non coerenti con le fasi di sviluppo, fragilità nell’esame di realtà, propensione al pensiero ideale fantastico, elementi chiari che fanno emergere un quadro psicopatologico o da un punto di vista cognitivo o emotivo la stessa testimonianza potrebbe essere considerata dal giudice incerta e dubbiosa”.

 

 

         

 

di Clara Pellegrino
 





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