Il Liceo A.Labriola e il progetto DADA, prodotto D.O.P. del X Municipio Visti gli ottimi risultati ottenuti dal Liceo Labriola Presa Diretta, programma cult di Rai 3, ha deciso di entrare nella scuola ostiense per capire cos'è veramente il progetto DADA - www.Pontilenews.it


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MUNICIPIO GENTE DEL LITORALE

 

10-02-2015

Il Liceo A.Labriola e il progetto DADA, prodotto D.O.P. del X Municipio

Visti gli ottimi risultati ottenuti dal Liceo Labriola Presa Diretta, programma cult di Rai 3, ha deciso di entrare nella scuola ostiense per capire cos'è veramente il progetto DADA


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L'acronimo DADA sta per “Didattiche per Ambienti Di Apprendimento”, ed è  in pratica il nuovo modo di fare scuola adottato dal Liceo Scientifico A. Labriola a partire dall'anno scolastico 2014/ 2015. Un progetto la cui realizzazione è stata resa possibile,  come spiega nel servizio di Rai 3 il giovane Preside Ottaviano Fattorini (qui il link http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e238fa5a-092b-4817-997a-27ec7b8f7add.html#p=0 , il punto preciso è a 1h 12' 01''), soprattutto grazie al generoso contributo delle famiglie.

 

Inizialmente ragazzi e docenti si sono trovati un po' spiazzati, ma con il tempo il progetto sembra essersi ben avviato coinvolgendo con successo tutti i partecipanti. In pratica, DADA prevede il completo sconvolgimento dei meccanismi tradizionali rifacendosi al tipico stile anglosassone dove ogni aula è assegnata ad un professore e sono così i ragazzi a doversi spostare ogni ora entro un tempo stabilito (4 minuti). Ma non è tutto, infatti ad ogni settore della scuola è assegnato un colore diverso, in maniera tale da suddividere e distinguere la stessa in dipartimenti (scientifico, letterario, storico-filosofico, artistico). I vantaggi sono molti, tra questi sicuramente vi è quello di consentire al docente la personalizzazione dell'aula nell'ottica di un migliore ed adeguato approccio alla materia, ma anche quello di consentire ai ragazzi di muoversi ad ogni cambio dell'ora, movimento che secondo alcuni studi di neuroscienze gioverebbe a livello pedagogico e psicologico.

 

Per comprendere a fondo la grandezza dell'impresa è doveroso sottolineare che sono ben 1400 i ragazzi che ogni giorno prendono parte al progetto DADA. Noi, per verificare più da vicino come viene vissuto questo nuovo modo di fare scuola, abbiamo deciso di intervistare uno tra i 1400 studenti, confrontandone poi le opinioni con un docente, la Prof.ssa Fabia Petrella.

 

Da quanti anni sei in questa scuola?

Prof.ssa Petrella: Ho chiesto il trasferimento lo scorso anno scolastico.

Studente P.: Cinque.

 

Cosa hai pensato quando ti hanno spiegato il progetto DADA?

Prof.ssa Petrella: Sono una persona entusiastica e ho accolto questa nuova proposta del Preside con uguale euforia, curiosità e visione ottimistica del futuro. Certo non è stato immediato capirne subito le potenzialità poiché tanti sembravano gli scogli e, tra l'altro, sentivo oneroso l’impegno dello staff per definire la struttura portante. Poi piano, piano mi sono ritrovata immersa nell’ambizioso progetto e sono stata felice di essere diventata parte integrante.

Studente P.: Ero contento perché, come ogni cosa nuova, mi stuzzicava e mi incuriosiva.

 

Come ti sei trovato inizialmente?

Prof.ssa Petrella: L’impatto iniziale è stato positivo: si doveva scoprire un nuovo modo di vivere l’ambiente classe e così, attraverso l’osservazione dei volti stupiti dei ragazzi e quello incuriosito dei docenti, il progetto si è andato velocemente evolvendo.

Studente P.: All'inizio era stressante poiché ti ritrovavi “imbottigliato nel traffico” e, quasi sempre, non riuscivi a raggiungere in tempo la classe successiva; inoltre zaini e cappotti erano un peso e un intralcio costante. In generale credevo che la struttura non fosse adeguata per il DADA.

 

Come ti trovi ora?

Prof.ssa Petrella: Sicuramente bene. Come docente di Informatica ho però dovuto limitare la personalizzazione del laboratorio per ovvi motivi tecnici e perché viene condiviso con gli altri docenti della materia, però mi piace girare per le aule e vedere quanta fantasia sia stata messa nel creare tutti gli altri ambienti di apprendimento.

Studente P.: Il problema strutturale è rimasto e capita ancora di rimanere bloccati, ma comunque ci siamo adattati e abbiamo sviluppato strategie di buona sopravvivenza. Credo che degli armadietti dove posare gli oggetti pesanti sarebbero molto utili.

 

Pensi che il progetto abbia migliorato il rapporto studente-professore?

Prof.ssa Petrella: Ritengo migliorativo che il gruppo classe si muova per raggiungere i docenti nelle aule d’apprendimento, in una accoglienza attiva di discenti più motivati ad entrare in uno spazio attrezzato per quella disciplina e pronti a rispondere al meglio alle richieste curricolari.

Studente P.: In realtà, come accadeva prima, il rapporto varia di professore in professore e di alunno in alunno. Certo, alcune classi sono sicuramente più accoglienti.

 

Pensi che il progetto abbia migliorato la qualità dell'insegnamento/ apprendimento?

Prof.ssa Petrella: Sì, ritengo che creando ad hoc il proprio spazio, per esempio spostando i banchi in sedute circolari, formando aree per gruppi di lavoro, utilizzando LIM (lavagne interattive multimediali), il rapporto qualità/ insegnamento sia migliorato.

Studente P.: Sì perché si entra in una determinata classe sapendo già che quella è impostata per studiare e imparare determinate materie, e quindi ci si prepara psicologicamente. Inoltre camminare prima e dopo ogni lezione libera la mente e aiuta ad affrontare l'ora successiva.

 

Pensi che il progetto abbia giovato più al professore o allo studente?

Prof.ssa Petrella: Ritengo che i ragazzi si divertano a muoversi durante il cambio d’ora e che durante il passaggio attraverso i corridoi della scuola distendano le loro tensioni, scambiando due parole con gli amici. Una volta in classe, ogni ragazzo poi raggiunge subito il suo banco e non ci sono perdite di tempo ulteriori. Per i docenti è ugualmente un vantaggio perché si trovano meglio in un’aula a loro “familiare”, mentre prima la classe poteva invece esser vista come come un estraneo locale contenente, molto spesso, classi scomposte e menti da riallineare per l’apprendimento.

Studente P.: Sicuramente più al professore, poiché aspettando gli studenti in classe è meno stressato psicologicamente; poi, personalmente, mi manca un po' avere una classe di riferimento.

 

Se potessi farlo, cosa cambieresti da domani nella tua scuola?

Prof.ssa Petrella: Mi piacerebbe che ci fossero più aule per accogliere tutti gli studenti che desiderassero frequentare una scuola dalle caratteristiche così rivoluzionarie.

Studente P.: Aprirei la scuola il pomeriggio per consentire attività autogestite, sociali e sportive.

 

Pensi che la tua scuola sia migliore peggiore delle altre? Perché?

Prof.ssa Petrella: Penso sia innovativa, futuristica, più in linea con la modernità dei giovani d’oggi e quindi certamente migliore!

Studente P.: Credo semplicemente che ne esistano di peggiori e di migliori, ma che comunque siamo sulla strada giusta per creare una buona scuola.

 

Ad oggi, torneresti indietro?

Prof.ssa Petrella: Direi proprio di no!

Studente P.: No, migliorerei alcune cose, ma non tornerei indietro. Tutto sommato è una buona iniziativa per rigenerare la “vecchia” scuola.

 





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