É finita: il declino finale dell’iconico marchio

Un altro storico brand si avvia verso la chiusura dei battenti, segnando a suo modo la fine di un’epoca: quella dei picnic in famiglia e non solo.  

Ci sono marchi e prodotti che legano inestricabilmente la loro fortuna a un determinato periodo storico, con le sue circostanze uniche e irripetibili. E così, dopo una fase di spettacolare ascesa sull’onda di condizioni favorevoli, segue un inevitabile, triste declino, perché il mondo, la società, le persone nel frattempo sono cambiati. È quel che sta succedendo a uno storico produttore degli anni Cinquanta.

tupperware fallimento
La “Ciotola meraviglia” è arrivata a fatturare quasi 3 miliardi, poi il declino – (Pontilenews.it)

Per Tupperware, purtroppo, la festa è (quasi) finita. La storica azienda dei contenitori di plastica è vicina al crollo. Sono ormai lontane le vette del successo degli anni Cinquanta del secolo scorso, con i “party” nei quali le donne promuovevano i nuovi prodotti. La “Ciotola meraviglia” era stata protagonista di una crescita spettacolare, arrivando a fatturare quasi 3 miliardi. Poi il lento ma ineluttabile declino, aggravato dalla pandemia di Covid-19 e dai nuovi modelli di consumo dei giovani, che non vedono di buon occhio la plastica. Ora l’azienda è praticamente senza un soldo in cassa.

La triste sorte degli storici contenitori Tupperware

Purtroppo, il tempo dei “Tupperware party” è bello che finito. La storica azienda americana negli anni ’50 e ’60 aveva lanciato la moda dei contenitori di plastica con un modello di marketing geniale e vincente: i prodotti venivano venduti a domicilio da donne che riunivano amiche e conoscenti in casa per promuoverli. Altri tempi: ora Tupperware è a un passo dalla bancarotta. Le azioni sono crollate nell’ultima settimana, perdendo quasi il 50 per cento del loro valore, che rispetto a un anno fa si è praticamente azzerato.

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Per Tupperware si apre lo scenario di un fallimento – (Pontilenews.it)

L’azienda ha lasciato trapelare “dubbi sostanziali” sulle possibilità di poter continuare l’attività. Si apre quindi lo scenario di un fallimento, a causa di una continua riduzione dei ricavi e dell’attuale carenza di liquidità. Con l’uscita dal listino della Borsa di New York, la cessione degli immobili di proprietà e un drastico taglio di posti di lavoro.

Purtroppo, il modello di vendita diretta dei prodotti “porta a porta” non funziona più, e ormai da anni, complice una concorrenza sempre più agguerrita nel settore dei contenitori per la conservazione dei cibi. Tupperware distribuisce i suoi prodotti in 70 paesi: nel 2021 aveva registrato ricavi pari a 1,6 miliardi di dollari, ma nel 2022 le vendite sono calate sensibilmente. L’azienda continua a vendere principalmente attraverso i canali di marketing diretto e online sul proprio sito. Nell’ottobre 2022 aveva siglato un accordo di distribuzione attraverso la catena di supermercati Target, con l’obiettivo di intercettare un pubblico più giovane, ma il tentativo non sembra aver dato i risultati sperati.

Il colpo di grazia è arrivato con i lockdown in Cina, che hanno reso inaccessibile un mercato diventato sempre più importante negli ultimi anni per Tupperware. L’azienda ha fatto sapere di aver avviato una profonda ristrutturazione, con la rinegoziazione di alcuni debiti, per garantirsi un futuro. Basterà ad evitare il peggio?

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