L’industria nautica italiana non smette di guardare oltre i confini nazionali. Mentre Brindisi ospitava la 22ª edizione del Salone Nautico di Puglia (SNIM 2026), con i principali protagonisti della filiera riuniti fino al 26 ottobre, il dibattito su come rafforzare la nautica italiana export si faceva sempre più concreto: numeri record, nuovi mercati all’orizzonte e una filiera produttiva che parte dal Sud Italia per arrivare in tutto il mondo.
Un settore da 13 miliardi che guarda al mondo
I dati parlano chiaro: l’industria nautica italiana genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e dà lavoro a 168.000 persone, secondo i dati di Confindustria Nautica. Le esportazioni si avvicinano a 4,4 miliardi di euro, un risultato che colloca l’Italia in una posizione di assoluta leadership globale. A certificarlo c’è anche la quota di mercato sui superyacht: l’Italia controlla oltre il 50% della produzione mondiale di imbarcazioni oltre i 24 metri. Non è un primato casuale — è il risultato di decenni di investimenti in design, ingegneria e manifattura d’eccellenza.
A questi numeri si aggiunge il contesto della Convention SATEC 2026 di Confindustria Nautica, aperta a Borgo Egnazia, in Puglia, dove Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha ribadito la centralità dell’export come leva strategica per la crescita del comparto. Il messaggio è chiaro: il mercato interno non basta, e i cantieri italiani lo sanno bene.
Brindisi e la Puglia: un polo industriale che si reinventa
Il SNIM 2026 non era solo una fiera. Era la fotografia di un territorio che ambisce a diventare protagonista nella transizione verde della nautica. Brindisi e Taranto sono state identificate come distretto nazionale per l’accelerazione industriale nelle attività a zero emissioni — una designazione che apre la strada a investimenti significativi. Sul tavolo ci sono già 57 progetti per circa 6 miliardi di euro di investimenti presentati nell’area brindisina.
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A fare il punto della situazione erano presenti nomi di peso del settore. Marco Valle, CEO di Azimut|Benetti, ha portato la voce del gruppo più grande al mondo nella costruzione di yacht. Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts, ha raccontato una storia emblematica delle difficoltà burocratiche italiane: vent’anni di iter per ottenere i permessi necessari alla conversione di un cantiere in struttura di refit. Una vicenda che dice molto sulle sfide che le aziende del settore devono affrontare ogni giorno, anche quando la domanda internazionale è sostenuta.
Presenti anche Sebastiano Leo, assessore al Bilancio e alla Finanza della Regione Puglia, Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, e l’onorevole Mauro D’Attis. A presiedere l’evento Giuseppe Meo, presidente di SNIM, con la conduzione affidata al giornalista Sky Maurizio Bulleri.
Azimut|Benetti e le Maldive: un esempio di come si conquista l’estero
Uno dei segnali più concreti di come la nautica italiana export stia evolvendo arriva direttamente da Azimut|Benetti. Il gruppo ha recentemente concluso un accordo per la fornitura di circa venti yacht destinati a una società che gestisce due grandi resort alle Maldive. Non si tratta di una vendita occasionale, ma di una partnership strutturata che posiziona l’azienda come fornitore privilegiato per un segmento in forte crescita: il resort nautico, dove le imbarcazioni non sono un accessorio di lusso ma parte integrante dell’offerta turistica.
La domanda per yacht sopra i 30 metri, del resto, continua a mantenersi su livelli elevati a livello globale. È un segmento dove l’Italia non ha rivali reali, e dove la capacità di combinare design, tecnologia e servizio post-vendita fa la differenza. I cantieri italiani lo sanno, e stanno costruendo reti commerciali sempre più capillari nei mercati ad alto potenziale.
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Il triangolo Italia-USA-India: un’ambizione di lungo periodo
Guardando oltre i mercati tradizionali — Europa del Nord, Medio Oriente, Americhe — emerge da tempo l’interesse per l’Asia meridionale. Un progetto promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con UCINA Confindustria Nautica aveva già individuato, oltre un decennio fa, l’India come mercato strategico per la nautica italiana, nell’ambito di una più ampia collaborazione con gli Stati Uniti. L’idea di un triangolo Genova-Italia-USA-India come asse di sviluppo per i mercati emergenti non è nuova, ma oggi trova un contesto più favorevole: la crescita della classe media urbana in India, lo sviluppo delle infrastrutture portuali e l’interesse crescente per il turismo nautico rendono quel mercato più accessibile di quanto non fosse anni fa.
Non esistono ancora dati consolidati su quanto l’India pesi effettivamente nell’export nautico italiano attuale, ma la direzione è tracciata. Le aziende italiane più strutturate stanno esplorando partnership locali e presenza diretta, consapevoli che i mercati emergenti richiedono tempi lunghi e investimenti in relazioni prima ancora che in prodotto.
Le sfide che nessun numero racconta
Dietro i record di export ci sono anche nodi irrisolti. La burocrazia — come testimoniato dal caso Amer Yachts — rimane un freno reale per chi vuole investire in Italia. La transizione verso la propulsione a zero emissioni richiede investimenti ingenti in ricerca e riconversione dei cantieri. E la competizione internazionale si fa più agguerrita, con Paesi che offrono incentivi fiscali e iter autorizzativi molto più rapidi.
La filiera nautica italiana descritta da Confindustria Nautica è solida, ma la solidità non è garanzia di futuro automatico. Il vantaggio competitivo italiano si costruisce ogni giorno, tra cantieri, progettisti, fornitori di componenti e reti commerciali internazionali. Il SNIM 2026 a Brindisi ha dimostrato che la consapevolezza c’è — ora servono politiche industriali all’altezza di un settore che vale davvero.
La nautica italiana ha tutto per continuare a dominare i mercati globali: reputazione, qualità, capacità produttiva e un ecosistema di filiera difficile da replicare altrove. La sfida è trasformare questa eredità in vantaggio competitivo stabile, anche quando i venti del mercato cambiano direzione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
