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Quando si parla di ammiraglia della vela italiana, il Grand Soleil 80 è un riferimento difficile da ignorare. Con i suoi 23,99 metri, questa barca prodotta dal Cantiere del Pardo rappresenta un progetto ambizioso che unisce prestazioni veliche di alto livello, comfort da superyacht e soluzioni tecnologiche che fino a pochi anni fa erano appannaggio quasi esclusivo delle regate oceaniche professionistiche. Capire come si attrezza e si gestisce un’imbarcazione di queste dimensioni significa entrare in un mondo in cui ogni componente — dall’idraulica ai tessuti delle vele — deve rispondere a sollecitazioni enormi, spesso con margini di errore vicini allo zero.
Dal progetto Custom alla serie Plus: la storia di un’ammiraglia
Il percorso del Grand Soleil 80 inizia nel 2018, quando viene varata la prima unità nella versione Custom, progettata da Giovanni Ceccarelli. Si tratta di un’imbarcazione nata per dimostrare che il cantiere forlivese poteva competere ai massimi livelli dimensionali senza rinunciare all’identità che lo ha reso celebre: barche veloci, rifinite, costruite per navigare davvero.
Nel 2022 arriva la svolta con il lancio della gamma Plus, che include i modelli GS65, GS72 e GS80. La linea è firmata da Matteo Polli, designer con una solida esperienza nella vela offshore, e coordinata da Franco Corazza, project manager della serie Plus. A oggi, la gamma conta 13 barche in servizio, con quattro unità del GS Plus 80 vendute. La prima, battezzata Bianca II, ha già partecipato alla Grand Soleil Cup a Porto Cervo, in Sardegna — un battesimo del fuoco in acque tra le più frequentate e competitive del Mediterraneo.
Il prezzo di ingresso per la versione LC (Long Cruiser) con quattro cabine e propulsione ibrida si aggira intorno ai 5,9 milioni di euro, una cifra che posiziona l’imbarcazione in un segmento preciso: non il superyacht puro da rappresentanza, ma uno strumento da navigazione evoluto per armatori esigenti che vogliono usare la barca, non solo mostrarla.
Idraulica di bordo: il sistema nervoso di una barca da 24 metri
Su un’imbarcazione di queste dimensioni, la forza umana non basta. Le tensioni sui cavi, sulle scotte e sulle drizze raggiungono valori che richiedono un sistema idraulico centralizzato capace di gestire contemporaneamente più funzioni critiche. Il Grand Soleil Plus 80 integra un impianto idraulico che governa le winch, il piano velico e la chiglia basculante telescopica — tre sistemi che, se non coordinati correttamente, possono compromettere sia le prestazioni sia la sicurezza.
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La chiglia telescopica è uno degli elementi tecnici più interessanti. Permette di variare il pescaggio in funzione delle condizioni di navigazione: abbassata in mare aperto per massimizzare il momento raddrizzante, sollevata in porto o in acque basse per manovrare con maggiore libertà. Questa funzione, gestita interamente dall’idraulica, richiede una pompa ad alta pressione, valvole di sicurezza ridondanti e un sistema di controllo elettronico che monitora la posizione della chiglia in tempo reale.
Le winch elettro-idrauliche consentono di manovrare le vele con il minimo sforzo fisico anche con equipaggi ridotti — una caratteristica fondamentale per chi naviga in crociera con quattro o sei persone a bordo anziché con una squadra di professionisti. La velocità di recupero e la coppia erogabile sono regolabili, il che significa che lo stesso sistema può gestire sia le operazioni di routine sia le manovre in emergenza.
Il piano velico: avvolgitori, vang e gestione delle superfici
Attrezzare correttamente un 24 metri significa fare scelte precise su ogni singolo componente del piano velico. Gli avvolgitori — sia per il fiocco che per lo spinnaker asimmetrico — devono essere dimensionati per superfici velico considerevoli, con tamburi di grande diametro e sistemi di freno che impediscono srotolamenti accidentali anche con vento sostenuto.
Il vang idraulico è un altro elemento chiave. Su una barca di questa lunghezza, il boma ha una massa e una lunghezza tali da richiedere un controllo preciso della tensione del vang per ottimizzare la forma del grasso della randa in funzione dell’andatura e dell’intensità del vento. Un vang meccanico tradizionale sarebbe insufficiente: l’idraulica permette regolazioni fini e rapide, direttamente dalla pozzetto o dalla postazione di controllo in pozzetto.
La randa, su un’imbarcazione come il Grand Soleil 80, viene tipicamente gestita con un sistema di in-mast furling o in-boom furling, che consente di ridurre la superficie velica senza dover scendere in coperta a terzarolare manualmente. Questa soluzione, combinata con un albero in carbonio di grande sezione, garantisce sia sicurezza sia efficienza aerodinamica su un ampio range di condizioni meteo.
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Propulsione ibrida: navigare a motore in modo diverso
La versione LC del Grand Soleil Plus 80 adotta una propulsione ibrida che merita attenzione. Non si tratta di un semplice aggiornamento estetico o di una risposta alle pressioni normative: l’ibrido su una barca a vela di questo tipo serve a ridurre le emissioni in porto e nelle aree marine protette, a recuperare energia durante le discese a motore e a garantire una riserva di propulsione silenziosa per le manovre in spazi ristretti.
L’integrazione tra il sistema di propulsione e quello idraulico di bordo è uno degli aspetti più complessi dell’ingegneria navale moderna. Le batterie devono essere dimensionate non solo per la propulsione elettrica ma anche per alimentare le pompe idrauliche, i sistemi di navigazione, le utenze di hotel (frigoriferi, climatizzatori, illuminazione) e i dispositivi di sicurezza. Su un’imbarcazione con quattro cabine pensata anche per il charter — come quella associata all’armatore Marco Pastorino — il comfort energetico è parte integrante del prodotto.
Perché le dimensioni cambiano tutto
Chi passa da una barca di 12 metri a una di 24 scopre che non si tratta semplicemente di “più grande”. Le forze in gioco crescono in modo non lineare: raddoppiare la lunghezza può significare quadruplicare o più le tensioni sui componenti strutturali. Questo impone un approccio radicalmente diverso alla progettazione dell’attrezzatura, alla scelta dei materiali e alla formazione dell’equipaggio.
I cavi in fibra ad alte prestazioni — come Dyneema o PBO — sostituiscono l’acciaio nelle applicazioni dove il peso è critico, riducendo la massa sospesa sull’albero e migliorando la risposta della barca alle raffiche. I bloccascotte e le carrucole devono essere certificati per carichi di rottura molto superiori a quelli di una barca da crociera standard. Ogni componente viene scelto con un margine di sicurezza adeguato, perché a 24 metri una rottura in navigazione non è un inconveniente: è un’emergenza.
Il Grand Soleil 80 riesce a sintetizzare tutto questo in un’imbarcazione che, nonostante la complessità tecnica, rimane navigabile da un equipaggio non professionale. È questo, probabilmente, il risultato più significativo del lavoro di Matteo Polli e del team del Cantiere del Pardo: aver reso accessibile — in termini operativi, non economici — una barca che tecnicamente appartiene a un’altra categoria. Una promessa che la Bianca II, nelle acque di Porto Cervo, ha già iniziato a mantenere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
